Italia rating di S&P può tornare ad A nel 2013

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Dopo aver effettuato diverse sforbiciate sul rating sovrano dei paesi dell’area euro tra il 2010 e il 2012, l’agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s potrebbe rivedere i suoi giudizi e alzare la valutazione sul merito di credito di molti paesi bocciati nei mesi scorsi. Secondo quanto affermato da Moritz Kramer, capo dei rating europei per S&P, se non si concretizzeranno rischi economici, politici e sociali, “il merito di credito sovrano della zona euro potrà tornare a crescere nel 2013”. Anche per l’Italia è in arrivo una promozione.

Standard & Poor’s potrebbe così restituire il rating A all’Italia, che aveva bocciato a BBB+ un anno fa nel bel mezzo della crisi dell’euro e dei debiti sovrani europei. Ad ogni modo restano molti fattori di incertezza, che la stessa agenzia di rating ci tiene a sottolineare per non generare aspettative eccessivamente ottimistiche. Innanzitutto resta ancora l’incognita legata all’attuazione del fondo salva-stati, visto che né l’Omt né l’Esm sono stati ancora utilizzati.

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Secondo S&P il rischio non risiede nella Bce, bensì nella volontà dei politici nazionali di seguire ancora per molto le dolorose riforme di austerità e di consolidamento fiscale. In questo modo non si riuscirebbe a dare continuità ai piani di risanamento delle finanze pubbliche e tornerebbero in auge i problemi strutturali dell’area euro. Kramer evidenzia poi un altro rischio, ovvero quello “legato all’emergere di qualsiasi compiacimento in presenza di condizioni di mercato in miglioramento”. Inoltre c’è il rischio che il processo di unione bancaria possa essere più lento del previsto.

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Infime, Kramer guarda con preoccupazione alle prossime elezioni politiche in programma quest’anno prima in Italia (24-25 febbraio) e poi in autunno in Germania. Secondo l’esperto di S&P “una vittoria delle forze populiste anti-europee in Italia avrebbe effetti deleteri” nel percorso virtuoso intrapreso dal paese. La normalizzazione della situazione finanziaria nella zona euro potrebbe però bastare per ora a far alzare qualche rating, come quello dell’Italia.

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