Crisi dell’euro ancora molto lunga

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Chi pensa che la crisi dell’euro stia terminando, si sbaglia di grosso. Ad affermarlo è Bernard Connolly, che in tempi non sospetti predisse le difficoltà che l’Unione Europea avrebbe attraversato, e che ora, in una lunga intervista rilasciata al Wall Street Journal, predice ulteriori difficoltà per la valuta unica europea e per le istituzioni comunitarie. Vediamo allora quali sono le principali stime compiute dall’analista, e cosa potrebbe accadere.

Secondo Connolly, le cui dichiarazioni in Italia sono state tradotte da MF, la classe politica europea ritiene erroneamente che la crisi “abbia raggiunto il suo punto più alto” durante la scorsa estate, poiché “c’era un pericolo imminente, dal loro punto di vista, che il loro sogno meraviglioso scomparisse”. Tuttavia dal punto di vista delle famiglie e delle imprese, la situazione è sempre peggiore (vedi anche Ripresa economica italiana nel 2014).

Ma in che modo risolvere lo scenario? Due sembrano essere le soluzioni: o la Germania paga “qualcosa come il 10% del suo Pil ogni anno, per sempre” ai Paesi colpiti dalla crisi per tenerli nell’euro, o l’economia di alcuni Paesi come la Grecia e la Spagna peggiorerà talmente tanto che apparirà evidente il propagarsi di tensioni talmente elevate da far sorgere movimenti estremisti (come, in parte, è accaduto in Grecia con i neofascisti di Alba Dorata).

A preoccupare Connolly è inoltre il fatto che la situazione economica si sta deteriorando rapidamente anche in alcuni Paesi considerati “sicuri”, come la Francia. “Una cosa è salvare la Grecia o l’Irlanda” – affermava in proposito Connolly – ma “se i tedeschi a un certo punto pensassero: ci tocca salvare la Francia, e su base continuata, che faranno? Io non lo so, ma questa è la domanda a cui rispondere”(vedi anche Italia ripresa economica solo dal 2014).

Secondo l’analista, il male di tutti i problemi sarebbe stato l’euro e, in particolare, “l’indisciplina fiscale in paesi come la Grecia e l’indisciplina finanziaria di paesi come l’Irlanda (…) La risposta si è concentrata sulle regole di bilancio, sui salvataggi di bilancio e sulle regole per il settore finanziario, con la prospettiva di salvataggi finanziari attraverso l’unione bancaria, anche se non è chiaro”.

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