Investimenti immobiliari in calo?
Gli italiani rimandano l’impegno sul mattone portando gli investimenti immobiliari in calo rispetto alle passate stime. E’ l’Istat a rendere nota questa particolarità del mercato nostrano,
Gli italiani rimandano l’impegno sul mattone portando gli investimenti immobiliari in calo rispetto alle passate stime. E’ l’Istat a rendere nota questa particolarità del mercato nostrano,
Cosa non funziona?
Negativo il consueto report dell’Istat. Le dinamiche deflazionistiche sono, stando a quanto comunicato dall’Istituto di statistica, in gran parte riconducibili all’ampio calo dei prezzi dei beni energetici (-7,5% in confronto a giugno 2015), sebbene meno intenso di quello registrato a maggio.
Volendo fare un confronto con il maggio del 2015, in rapporto ai prezzi dei beni si parla di una lieve attenuazione della flessione (-1,0%, da -1,1% di aprile). Di contro il tasso di crescita dei prezzi dei servizi è stabile a +0,4%.
I comparti che ad aprile presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); energia elettrica e gas (1,9%). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Non succedeva dal 1982.
Ma c’è anche una flessione dalla contrazione delle vendite verso i paesi Ue (-4,7%) mentre prosegue, in misura più contenuta rispetto a novembre, la crescita verso i paesi extra Ue (+0,9%).
A causa della crisi economica da cui l’Italia ancora fatica a riprendersi, tra il 2010 e il 2014 la quota è aumentata, per la Cgia, di 1,2 punti percentuali.
Esportazioni (-1,5%) ed importazioni (-2,4%) sono diminuite nel mese di marzo. Il surplus commerciale è salito tuttavia a 5,4 miliardi, contro i 3,8 miliardi del marzo 2015.
Sono più di due milioni e mezzo i lavoratori italiani che dal 2008 allo scorso anno sono stati pagati con ticket da 10 euro lordi (7,5 netti). Una sperimentazione del sistema che dura da più di otto anni. Inizialmente il ticket rappresentava una remunerazione per lavori a (breve) tempo determinato. Lo disciplinava la riforma Biagi del 2003.
Durante tutto il primo trimestre dell’anno, la produzione è cresciuta dello 0,7% in confronto all’ultimo trimestre del 2015, nonché dell’1,6% in confronto all’anno precedente nei dati corretti (+1,7% nei dati grezzi).
Malgrado lo scenario rimanga incerto, Piazza Affari rimbalza dell’1,5%, Londrarecupera lo 0,5%, Francoforte lo 0,8%, e Parigi lo 0,5%. L’euro è stabile a 1,1455 dollari e 122,8. Invariato anche lo spread, la differenza di rendimento, tra Btp e Bund a quota 130 punti base: sul mercato secondario il titolo decennale italiano è scambiato a un tasso dell’1,50%.
Secondo l’Istat, il Belpaese torna in deflazione con una variazione dei prezzi del -0,2% su base mensile e del -0,3% su base annua.