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L’Iran vieta il petrolio a Francia e Gran Bretagna

 
Simone Ricci
20 febbraio 2012
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L’Iran ha bloccato di fatto tutte le esportazioni di petrolio greggio nei confronti delle compagnie francesi e britanniche: la conferma è giunta direttamente dal ministero della nazione asiatica che si occupa proprio dell’oro nero. Che cosa è successo di preciso? Come precisato dal dicastero in questione, Teheran andrà a rifornire altri clienti che sono diversi dalla Francia e dal Regno Unito, anche e soprattutto a causa del divieto che è stato recentemente imposto dall’Unione Europea per quel che concerne gli acquisti di petrolio iraniano a partire dal prossimo mese di luglio.
PREZZO DEL PETROLIO A 250 DOLLARI CON IL BLOCCO ALL’IRAN
La sospensione delle esportazioni a cui si sta facendo riferimento si inserisce tra l’altro nel momento molto teso che si sta vivendo in questa zona del mondo, con il paese islamico che sta implementando un pericoloso programma nucleare e Ue e Usa pronte a imporre sanzioni aggiuntive al governo in questione. Questo vuol dire che le transazioni commerciali e finanziarie tra l’Iran e gran parte del resto del mondo sono complicate e non poco. Non bisogna dimenticare che questo stato rappresenta il secondo maggior produttore dell’Opec (l’organizzazione che raggruppa appunto i paesi esportatori di petrolio), subito dopo l’Arabia Saudita. Come se non bastasse, è stato minacciato il blocco anche nei confronti di Italia, Spagna, Portogallo e Olanda, alla luce della recente convocazione degli ambasciatori di questi paesi presso il Ministero degli Esteri per protestare contro le sanzioni stesse.

PREVISIONE PREZZO PETROLIO 2012

Le nazioni che fanno parte dell’intera Unione Europea acquistano tutte insieme circa il 18% dell’export petrolifero proveniente dall’Iran, andando quindi a condensare qualcosa come 452mila barili al giorno (le stime risalgono al primo semestre dello scorso anno). Volendo essere ancora più precisi, poi, la Francia ha acquisito il 2% delle scorte (49mila barili al giorno), mentre la Gran Bretagna meno dell’1%. Le due compagnie maggiormente coinvolte sarebbero invece Total Sa e Royal Dutch Shell Plc.

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