Fiat e Chrysler, ecco l’accordo. Mentre Sarkozy termina il “piano auto”

di Angela 1

Come anticipato, è arrivata la firma tra Fiat e Chrysler: una lettera d’intenti non vincolante per la creazione di un’alleanza strategica globale.  Il contratto vero e proprio è previsto per aprile: questo, dopo che la casa automobilistica americana fondata nel 1925 avrà ottenuto dal Tesoro l’approvazione del suo piano di risanamento.

Un accordo che, però, non ha influenzato positivamente l’andamento della Borsa: dopo un rialzo iniziale, il titolo Fiat è stato spinto ai minimi storici: -1,34% a 4,42 euro.
L’accordo non presenta novità rispetto a quanto trapelato in questi giorni frenetici per le due aziende: Chrysler, oltre ad avere accesso alla rete di distribuzione Fiat, si vedrà fornire dagli italiani licenze per usare piattaforme per veicoli a basso consumo, motori, componenti e trasmissioni, e li potrà adattare  alle proprie esigenze e produrre nei propri impianti.

Per la Borsa, sarà necessario attendere: gli effetti positivi saranno valutabili e palpabili nel lungo periodo – due o tre anni –, e oggi il mercato è concentrato sui problemi finanziari di breve periodo e sulle previsioni negative sull’andamento dei mercati nel 2009.

Gli americani, grazie a questo accordo, vedranno una reale chance di “contenimento dei costi”: il Wall Street Journal li quantifica in 3-4 miliardi di dollari. Torino non rimane, naturalmente, a bocca asciutta: si parte da una quota iniziale del 35% dell’azienda USA (con l’esclusione, però, di Chrysler Financial), cui si aggiunge un’opzione per acquistare un ulteriore 20% dopo un anno al prezzo di 25 milioni di dollari (sempre secondo il quotidiano), vincolata all’aver migliorato la performance di Chrysler in questo frangente. Oltre al compenso in azioni, la Fiat avrà modo di usare a sua volta gli impianti e la rete degli americani per assemblare e distribuire propri modelli destinati al mercato USA.

Sono passati più di vent’anni da quando i due grandi saggi di Fiat e Chrysler ebbero i primi contatti: Gianni Agnelli e Lee Iacocca. I due spiegarono la fine delle trattative soprattutto con le incertezze dell’economia globale e il rallentamento delle vendite in Usa ed Europa. Quello che sta accadendo anche oggi, insomma, a livello di scenario globale.

Alla Fiat – aggiunge il Wall Street Journal –  potrebbero andare tre dei sette posti nel consiglio d’amministrazione di Chrysler. La casa italiana dovrebbe ricevere le azioni dall’attuale azionista di maggioranza, che è Cerberus, mentre Daimler (che, dieci anni fa, pagò 36 miliardi di dollari per il 100% dell’azienda statunitense) sta cercando di vendere il suo 19,9%.

John Elkann, vicepresidente Fiat, si limita a commentare l’accordo con un buono, mentre l’AD Sergio Marchionne è più esplicito:

un passo fondamentale nello scenario del settore, che sta vivendo una fase di rapido cambiamento, e conferma l’impegno e la determinazione di Fiat e Chrysler a ricoprire un ruolo importante in questo processo globale

Va considerato che l’accordo viene firmato anche in seguito al fatto che, negli ultimi mesi, si è ritirato un concorrente come Nissan. I giapponesi, in fondo, presidiano già il mercato dei fuoristrada (Chrysler ha il marchio Jeep) nonché le fabbriche sul territorio.

Chrysler, in grave crisi finanziaria, è stata salvata con l’approvazione del piano di salvataggio per i tre colossi dell’auto da parte del Governo americano. Senza quei 4 miliardi di dollari, secondo gli osservatori, non sarebbe sopravvissuta.

Ed è in arrivo un altro piano, dall’altra parte dell’Oceano: la Francia si muove da subito in soccorso dei suoi produttori di auto, non aspetta un piano coordinato a livello europeo mobilita e si attiva. Mobilitando risorse dell’ordine dei cinque o sei miliardi di euro.

Lo conferma oggi ufficialmente il premier François Fillon. Certo, ci si auspica che anche l’Unione Europea si muova, ma la Francia non resta con le mani in mano.Anche perché le case automobilistiche premono. Iil presidente di Renault, Carlos Ghosn, ha avvertito che

Nei mesi a venire ci sarà in gioco la sopravvivenza di un certo numero di costruttori, fornitori e distributori”, ha affermato , intervenuto a sua volta agli incontri con il governo

I dettagli dell’operazione ancora non ci sono. Sarà lo stesso Presidente Nicolas Sarkozy a farlo nei prossimi giorni.

Una cosa è certa: non sarà possibile, avverte Fillon, prendere i fondi e delocalizzare.

Il nostro sforzo a favore dei costruttori sarà massiccio e in contropartita da loro ci attendiamo sforzi esemplari sia sui volumi di produzione in Francia che in termini di relazione con la catena dei fornitori

Certo, in Borsa i titoli dei gruppi francesi sono comunque crollati: Peugeot è scesa del 5,23 per cento, a 12,50 euro, e Renault cede il 7,19 per cento a 15,23 euro.

In gioco i posti di lavoro: per il nuovo anno appena cominciato si prevede una contrazione produttiva pari al 15%, che porterà ad un taglio all’occupazione del 15-20 per cento: dai 150 mila ai 200 mila posti di lavoro, insomma.

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