Euro ai minimi da luglio 2010

di ND82 Commenta

La crisi dell’euro non conosce fine e ormai si protrae da oltre due anni e mezzo. La probabile uscita della Grecia dalla zona euro, che potrebbe concretizzarsi già qualche settimana dopo le elezioni del 17 giugno prossimo, sta mettendo in allarme gli investitori di tutto il mondo. Infatti, nessuno conosce le reali conseguenze di un’uscita di Atene dall’Ue-17, anche se l’Institute of International Finance stima una perdita fino a mille miliardi di dollari per il sistema. Gli investitori sono spaventati e sta avvenendo una fuga di capitali verso i beni rifugio, in particolare i Bund tedeschi.

A pagarne maggiormente le conseguenze è l’euro, che stamattina ha aggiornato i nuovi minimi annuali contro il dollaro americano. Il tasso di cambio euro/dollaro è sceso fino a 1,2515, cioè il minimo più basso da luglio 2010. Se il cambio dovesse chiudere la settimana sotto 1,26, è molto probabile che anche la prossima possa essere vissuta all’insegna delle vendite. Infatti, è stato perforato un livello tecnico di grande importanza, vale a dire 1,2620.

PREPARARSI ALL’USCITA DELLA GRECIA DALL’EURO

La moneta unica europea è da ieri in balia di una serie dichiarazioni dei policy makers sulla possibile uscita della Grecia dall’unione monetaria. La notizia più rievante è quella di un piano di emergenza che ogni singolo paese membro dell’unione starebbe preparando per fronteggiare l’uscita di Atene dall’euro. La notizia è stata confermata dal ministro delle Finanze belga Steven Venackere, anche se da Bruxelles i vertici europei fanno sapere che l’intenzione è far restare la Grecia nell’eurozona.

PREVISIONI NEGATIVE DI FITCH PER ITALIA E SPAGNA

Secondo l’ex premier Lucas Papademos, “non si può escludere un piano che preveda l’uscita della Grecia dall’euro”. Intanto secondo l’agenzia di rating Fitch, il prossimo broblema da affrontare sarà quello di arrestare la fuga di capitali dai paesi dell’Europa periferica. Fitch ha dichiarato che dal 2008 la quota di debito pubblico di Italia e Spagna in mano agli investitori privati stranieri è scesa al 30% dal 50%. Intanto l’euro continua a crollare: non solo euro/dollaro, ma anche euro/yen che è sceso sui minimi di inizio febbraio scorso a 99,35.

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