Fondi comuni di investimento: crisi nel Belpaese, riunioni a Bankitalia

di Laura 2

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I Fondi comuni di investimento sono dei patrimoni gestiti da apposite società (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio, OICR) che appunto gestiscono (investendolo in strumenti finanziari) un patrimonio autonomo, quindi separato da quello della società di gestione del risparmio (SGR), da quello dei singoli partecipanti e da qualsiasi altro patrimonio gestito dalla stessa SGR, diviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti. Tali fondi possono essere: aperti e chiusi. Quando il fondo è aperto il risparmiatore può a ogni data sottoscrivere ulteriori quote del fondo o richiedere il rimborso parziale o totale di quelle già sottoscritte. Invece l’ammontare del fondo chiuso è predeterminato ed il termine massimo di sottoscrizione è stabilito in un anno, la durata dello stesso deve essere predefinita (massimo 30 anni) e le quote non possono essere riscattate prima della scadenza.

Cosa significa tutto questo? Significa che Pinco e Pallino, avendo a disposizione una certa quantità di denaro, decidono di investire per far lievitare quanto già posseggono, ma siccome non hanno molta dimestichezza con i mercati finanziari, si affidano a dei professionisti, che effettueranno per loro conto, un’ottima gestione. Almeno si spera. Perché magari mentre Pinco ha avuto il suo bel gruzzoletto in eredità da una vecchia zia d’oltreoceano sbucata e deceduta all’improvviso, Pallino i suoi soldi se li è sudati tutta una vita ed essi sono il frutto di anni e anni di lavoro. Entrambi comunque, aldilà di quale sia stata la fonte del loro denaro, hanno il sacrosanto diritto di essere tutelati. Quali sono quindi le garanzie per i due amici? Innanzitutto la SGR ha obblighi di corretta gestione, di informazione e rendiconto verso i sottoscrittori, i nostri amici quindi saranno costantemente informati dell’evoluzione dell’investimento. Inoltre sui soggetti abilitati alla gestione vigilano: la Banca d’Italia, in merito al contenimento del rischio e alla stabilità patrimoniale della società di gestione e la Consob che assicura la trasparenza e correttezza dei comportamenti e dei mercati e la tutela degli investitori.


Tuttavia in Italia il risparmio gestito, ormai da alcuni anni subisce la tendenza a un costante e significativo deflusso degli investimenti dai fondi di diritto italiano a favore degli omologhi prodotti comunitari, il che significa che qualcosa di cui accennato probabilmente non funziona come dovrebbe. Difatti i risparmiatori, sono costretti a dover studiare dei prospetti di centinaia di pagine (dov’è la trasparenza di cui sopra?). Alcuni giorni fa il Cesr, l’organo esecutivo nella regolamentazione di terzo livello delle Consob europee ha deliberato la semplificazione e l’armonizzazione dei prospetti informativi dei fondi comuni di investimento: finalmente i nostri risparmiatori potranno spulciare dei documenti brevi, sintetici ma chiari.

Ma non è questo l’unico problema, la crisi esiste perché il risparmiatore italiano è manipolato dalle banche. L’industria dei fondi non parla direttamente con il cliente ma solo tramite le banche che però hanno tutta la convenienza a proporgli soluzioni d’investimento alternative che offrono maggiori e immediati ritorni per i loro conti economici. Allo scopo di risolvere tale situazione nei prossimi giorni inizieranno a tenersi alla Banca d’Italia delle riunioni volute dal vertice della Banca centrale per individuare le possibili soluzioni alle falle del sistema italiano del risparmio gestito.

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