Conti dormienti, suona la sveglia!

di ceciliamorello Commenta

sveglia

E’ partita da qualche giorno la caccia ai conti dormienti, come previsto dalla Finanziaria 2006. Ma cosa sono questi conti dormienti e di quanti soldi si tratterebbe? I conti (o fondi) dormienti, o silenti, o “dei morti“, sono depositi in denaro, conti correnti, cassette di sicurezza, libretti di risparmio, obbligazioni appartenenuti a persone decedute o scomparse o che comunque non vengono movimentati da anni, perfino da decenni. Sono quelli che Fiorani usò per la scalata ad Antonveneta e sono quelli che, per una qualche convenzione non scritta e non certo legalizzata, le banche considerano giusto fare propri, come se esistesse un limite di prescrizione anche per i conti.

L’Adusbef, l’associazione per la difesa degli utenti dai servizi bancari, ha portato avanti per anni una battaglia affinchè tali fondi venissero sottratti dalle grinfie delle banche e andassero a costituire un fondo aperto per risarcire le vittime dei crack finanziari, come Cirio, Parmalat, o del default dei bond argentini, ma anche in parte per stabilizzare i precari della Pubblica Amministrazione (il 20% del tesoretto).


E sono in molti a definirlo un tesoretto, anzi tesoro, visto l’ammontare di questi fondi dormienti. Secondo Bankitalia sarebbe di 10 miliardi, ma l’Adusbef rilancia e parla di 15 miliardi di euro ed oltre, non mancando di accusare la banca centrale di negligenza, o peggio, di aver permesso con il proprio silenzio che le banche si appropriassero di tali depositi.

Secondo l’emendamento della Finanziaria le banche avrebbero dovuto effettuare il controllo nei mesi scorsi ed inviare entro il 17 febbraio delle lettere ai titolari dei conti che avranno 6 mesi per riattivarli. Le lettere ora sono partite, o almeno dovrebbero, così cominciano i calcoli.

Primo posto per Banco Popolare, con più di 32’400, Unicredit ne ha 27 mila, 14 mila quelli di Monte dei Paschi di Siena. I proprietari dei conti dormienti potranno riattivarli con una semplice operazione bancaria, basterà anche richiedere una copia della documentazione bancaria, altrimenti saranno dirottati nel fondo pubblico presso il Minsitero dell’Economia.

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