Calcolo interessi netti Bot

Le aste dei titoli di Stato possono diventare meno complicate nel loro funzionamento nel caso in cui si venga a conoscenza delle informazioni più preziose da questo punto di vista: l’esempio più lampante è quello del rendimento di cui si viene informati nel momento in cui ci si aggiudica questi stessi strumenti finanziari, senza alcuna importanza che si tratti di Bot, Btp o Ctz. Come funzionano esattamente questi interessi e come si possono calcolare se si ha intenzione di acquisire nel corso dell’asta proprio un Bot? Anzitutto, bisogna ricordare che i Buoni Ordinari del Tesoro sono dei titoli che presentano una scadenza compresa entro l’anno e variabile dai tre ai dodici mesi.

Aste MEF di Aprile con BOT e BTP

Nuove aste disposte dal MEF; i comunicati stampa numero 43 e numero 44 rendono pubblici i dettagli riguardo le prossime aste del Ministero dell’Economia e delle Finanze che sono rispettivamente l’11 Aprile con regolamento al 16 dello stesso mese ed il 12 Aprile sempre con regolamento al 16 Aprile prossimo.

La prima asta in ordine temporale riguarda l’offerta di BOT che avranno scadenza trimestrale ed annuale. I primi sono offerti per un importo complessivo pari a 3 miliardi di euro ed avranno durata di 91 giorni con scadenza quindi prevista al 16/07/2012. I Buoni Ordinari del Tesoro, tra i preferiti degli investitori retail, saranno emessi per un importo complessivo di 8.000 milioni di euro ed avranno scadenza al 12 Aprile 2013 per una durata complessiva di 361 giorni.

Emissione BTP€i, CTZ e BOT del 27 e 28 marzo 2012

Nuove emissioni MEF per il mese di Marzo 2012. Il giorno 27 precisamente, verrà disposta l’asta con regolamento al 30 marzo in cui il Ministero collocherà tre titoli di Stato come di seguito; il primo prestito riguarda i Certificati di Credito del Tesoro “Zero Coupon” (CTZ) con decorrenza 31 gennaio 2012 e scadenza 31 gennaio 2014. Questi sono identificati dall’ISIN IT0004793045 e l’ammontare previsto è compreso tra un minimo di 2 miliardi di euro ad un massimo di 3 miliardi di euro.

Sempre nelle stesse date vengono offerti dal MEF 2 Buoni del Tesoro Poliennali; il primo con decorrenza 15 marzo 2010 e scadenza al 15 settembre 2021, con un tasso di interesse reale annuo del 2.10% ed ISIN IT0004604671. Il secondo ha invece decorrenza 15 marzo 2008 e scadenza 15 settembre 2019 ed offre un tasso di interesse reale annuo del 2.35%. Questo è identificato dall’ISIN IT0004380546 e l’ammontare complessivo di questi due BTP è compreso tra 500 milioni di euro e 1000 milioni di euro.

Rendimenti titoli di Stato in forte calo

Da un estremo all’altro. L’ennesima prova che sul mercato finanziario non si può mai essere tranquilli ed i dubbi sono praticamente continui, arriva dal mercato dei titoli di Stato che riaccende la questione sul rendimento degli stessi. Tutte le aste degli ultimi mesi hanno trovato una controparte ottima a fronte di un’offerta nella media e per questo motivo la tensione sul mercato MOT si è allentata. Si sono ridotti i rendimenti che a ben guardare sono quasi dimezzati per i titoli più a lunga scadenza e lo spread con il Bund è rientrato a livelli accettabili (ed il Governo si è preso il merito).

Ma se prima gli investitori erano restii a comprare Bot e BTP italiani per il rischio default  del Paese (pur potendo beneficiare di rendimenti interessantissimi), ora il problema che potrebbe sbarcare sul MOT è l’esatto opposto; con i titoli annuali al 2.39% lordo, quelli trimestrali a 0.492% lordo è facile che gli investitori non siano più attratti dalla sicurezza dei titoli di Stato italiani e mirino quindi a girare la liquidità in altre forme di investimento.

Come investire nei titoli di Stato

Il 2011 dal punto di vista finanziario sarà ricordato sicuramente per la tensione sui titoli del debito pubblico, con particolare riferimento alla famosa scadenza a 10 anni dei BTP Italiani che ha fatto discutere per il differenziale con il Bund. L’alto rendimento raggiunto su certi prodotti non veniva visto dal 1997 ed ha contribuito ad aumentare la paura della recessione, sempre più vicina anche grazie all’inefficacia della BCE sul piano Europeo.

Per quanto le tensioni siano sempre maggiori ed il rischio di default per l’Italia è una delle voci più discusse di questo anno quasi concluso possiamo sicuramente dire che i titoli di Stato venduti con questi rendimenti sono interessanti; non è la prima volta che si raggiungono e per capitali medio-alti rappresentano di certo un tassello importante nella composizione del portafoglio personale di investimento a breve e lungo termine.

Bot e Cct, i rendimenti volano al 6,5%

Nel week end i BoT a sei mesi e i CTz a 24 mesi, hanno raggiunto rendimenti che hanno impressionato: i Buoni semestrali sono stati venduti per 8 miliardi al 6,504% (+2,969% rispetto al 3,535% dei BoT collocati solo un mese fa). I CTz biennali per 2 miliardi hanno raggiunto il 7,814% (+3,186% contro il 4,628% dell’asta precedente). E’ come se sulle scadenze a corto raggio gli investitori chiedessero di essere meglio remunerati rispetto alle scadenze a lungo termine. Chiudere le aste a qualsiasi costo: é questo l’obiettivo dello Stato, e i rendimenti sono letteralmente schizzati. Per acquistare un BOT gli italiani in questo contesto hanno bisogno di maggiori garanzie o perlomeno rendimenti più elevati. La manovra aggiuntiva del neo premier Monti, sembra essere più indirizzata sull’imposizione di nuove misure fiscali che su un sistema che incentivi la crescita economica.

Bot e Btp breve termine: forti richieste e rendimenti in discesa

Il clima infuocato a livello politico in Italia, a fronte del rischio di possibili elezioni anticipate, non ha fatto perdere la fiducia ai risparmiatori ed agli investitori istituzionali nazionali ed esteri in materia di titoli di Stato. Le ultime due aste di Bot e di Btp, tenutesi rispettivamente mercoledì e venerdì scorso, infatti, si sono chiuse da un lato con forti richieste, e dall’altro con rendimenti che si sono attestati in discesa. In particolare, i Buoni Ordinari del Tesoro con scadenza a dodici mesi, ovverosia in data 15 agosto 2011, sono andati letteralmente a ruba visto che a fronte di un’offerta da parte del Tesoro pari a 6,5 miliardi di euro, le richieste hanno sfondato la barriera dei 13 miliardi di euro; il rendimento è così sceso a all’1,37% rispetto all’1,4% della precedente asta.