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Renato Brunetta punta alla privatizzazione di enti previdenziali e assicurativi

Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta designa un nuovo piano industriale e ai sindacati parla chiaro: trasformare in S.p.a. alcuni rami della Pubblica Amministrazione. Entro 3-5 anni potranno essere recuperate risorse per 40 miliardi anche attraverso la dismissione di quote residue di patrimoni immobiliari, di strutture statali e delle attività non-core di fatto costituite in rami d’azienda improduttivi. Saranno trasformate in Spa (controllate però sempre dallo Stato) o in Agenzia degli enti economici, innanzitutto gli organi previdenziali e assicurativi. Questo è, secondo il ministro anche un modo per ovviare all’inefficienza del sistema, perché si sa, anche in passato la privatizzazione ha avuto lo scopo di rendere più organizzati e competitivi alcuni settori.


Ricordiamo ENI, di cui Goldman Sachs acquisì l’intero patrimonio immobiliare; Enel per la cui privatizzazione lo Stato ha incassato 56 miliardi di euro; ancora nel 1993 avvenne la privatizzazione del gruppo Sme, azienda pubblica controllata dall’IRI con una quota del 64%, quell’anno con la prima tranche della privatizzazione, relativa al settore surgelati e a quello dolciario del gruppo Sme, il gruppo svizzero Nestlé acquisì i marchi: Motta, Alemagna, La Cremeria.


La privatizzazione è quel processo economico che sposta la proprietà di un ente o di un’azienda dal controllo statale a quello privato. Se da un lato si decide di mettere in mano privata un impresa pubblica che ha bisogno di un certo ammodernamento, dall’altro la possibilità di cessione di un’impresa pubblica, o anche di un servizio o attività pubblica, dipende dalla sua performance economica attuale o attesa: un’impresa sana dal punto di vista economico avrà molte più opportunità di essere ceduta di un’altra che invece si trova in condizioni di perdita e con poche possibilità di efficienza remunerativa; spesso però anche un’impresa poco “allettante” può rappresentare un investimento ad ampie possibilità di rientro e di espansione se il compratore è convinto di poter realizzare sinergie con la propria attività originaria, tali da permettere forti incrementi di redditività complessiva.





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