Via libera Antitrust e Isvap a Unipol – Fonsai

di Redazione Commenta

Nuovo tassello nella interminabile vicenda che mira a realizzare il maxi polo assicurativo italiano. L’Antitrust e l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private hanno infatti dato il proprio assenso all’operazione di aggregazione tra il gruppo Fondiaria Sai e Unipol. Il via libera è tuttavia condizionato alla necessità che la nuova società sciolga i legami con Mediobanca, ponendo altresì le basi per una nuova gestione rispetto allo stile che aveva contraddistinto la vecchia amministrazione.

L’Antitrust ha pertanto deciso che l’integrazione tra i due grandi gruppi può finalmente essere autorizzata, a patto che vengano rispettate le stringenti misure che scioglieranno i legami con Mediobanca (che controlla Generali, principale concorrente, sui mercati interessati dall’operazione) e di ridurre – mediante cessione di asset attivi – la posizione dominante altrimenti acquisita dal nuovo gruppo nel ramo danni (in particolare, in quello delle responsabilità civile auto) a livello nazionale, e per quanto concerne la distribuzione delle polizze, in 93 province.

L’Antitrust impone altresì di sciogliere al più presto – e comunque entro e non oltre il termine ultimo, relativo alla sottoscrizione dell’aumento di capitale Premafin – il patto parasociale attualmente esistente tra Unicredit e Premafin su Fonsai.

CONTESTAZIONE ISVAP SU FONDIARIA SAI

Entro lo stesso limite – e comunque entro non oltre il 31 dicembre 2012 – gli attuali amministratori di Fonsai indicati da Unicredit dovranno dar seguito alle proprie dimissioni. Unipol, Fonsai e il gruppo che nascerà dall’integrazione dovranno poi azzerare il proprio debito nei confronti di Mediobanca.

FALLIMENTO LIGRESTI

Dal canto suo, l’Isvap – che era chiamata ad esprimersi sulla complessa transazione – ha dichiarato come gli impegni assunti da Unipol e Mediobanca possono superare i profili di criticità concorrenziale che erano stati precedentemente rilevati. L’Isvap ha tuttavia chiesto esplicitamente un segnale chiaro di discontinuità rispetto alla gestione della famiglia Ligresti.

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