Mario Draghi esprime ancora cautela su una potenziale fine del quantitative easing in Europa, ricordando a tutti che uno dei punti chiave per la sua cancellazione rimane ancora il livello di inflazione giusto per iniziare a rivedere il programma.

Mario Draghi esprime ancora cautela su una potenziale fine del quantitative easing in Europa, ricordando a tutti che uno dei punti chiave per la sua cancellazione rimane ancora il livello di inflazione giusto per iniziare a rivedere il programma.

Dalla BCE e dal suo presidente Mario Draghi arrivano buone notizie in merito alla crescita, ma anche un monito: è necessario fare attenzione a ciò che i dazi imposti da Donald Trump potrebbero creare. In fin dei conti, non è una novità il pensiero del finanziere in merito al protezionismo.

L’euro è ai massimi da tre anni e la faccenda inizia a preoccupare e non poco la BCE. Un conto è avere una moneta forte ed altro è il “supereuro” con tutte le sue conseguenze. Mario Draghi, intervenendo sulla questione spiega che è conseguenza, tra le altre cose, del quantitative easing.

Il 2018 continua a far parlare e molto di quantitative easing. Secondo Benoit Coeure, membro dell’Executive Board della Banca Centrale Europea il programma di stimoli attualmente in atto a settembre non verrà rinnovato come in passato si è accennato.

La Bce ha diramato il suo bollettino di dicembre e nonostante tutto le notizie sembrano essere confortanti: secondo l’istituto centrale europeo l’espansione economica nell’area continua, è abbastanza forte ed è generalizzata in tutti i paesi e settori di appartenenza.

La BCE è soddisfatta: la ripresa c’è e si vede, ma se si vuole consolidarla, il quantitative easing è ancora necessario. Su questo sono tutti d’accordo, Mario Draghi per primo e nonostante le diverse revisioni al rialzo per ciò che concerne le previsioni di crescita.

I conti correnti sotto i 100 mila euro non saranno più protetti da eventuali bail-in? E’ questo il quadro tutt’altro che positivo che si sta rivelando man mano in queste ore: sembra infatti che la BCE sui covered deposit voglia fare, spinta dalla Germania, un passo indietro.

Quello dei non performing loans, o Npl è un problema ancora irrisolto in Europa. Mario Draghi non lo manda a dire e ribadisce come il nodo dei crediti deteriorati abbia ancora un forte impatto sulla salute delle banche e di conseguenza dell’intera economia.

L’attesa per il discorso odierno di Mario Draghi è altissima: tutti si aspettano una road map che indichi come la Banca Centrale Europea intenda gestire il graduale stop del quantitative easing. Ma una domanda sorge spontanea: il tapering della BCE metterà a rischio le obbligazioni?

Il governatore della Bce Mario Draghi sottolinea ancora una volta come il Jobs Act sia stato in grado di favorire l’occupazione negli stati membri nel giorno in cui la Corte costituzionale tedesca ha rigettato i ricorsi d’urgenza contro i programmi di acquisto dei titoli di Stato (quantitative easing) da parte della banca centrale europea.

La Banca Centrale Europea è intenzionata a chiedere alle banche europee di portare al 100% gli accantonamenti sui crediti deteriorati di nuova classificazione a partire dal gennaio 2018. Importante: quella sui NPL non garantiti deve avvenire entro due anni.

La ripresa nell’area Europea è ancora in atto, motivazione per la quale è possibile rivedere al rialzo le previsioni sul Pil: è questo il contenuto, in poche parole, dell’ultimo bollettino della BCE che sottolinea come il lavoro degli immigrati e delle donne sia stato basilare per raggiungere i risultati ottenuti.

L‘euro torna ancora a salire dopo i rumors su un eventuale tapering della BCE. Reuters ha diffuso le sue stime e queste sembrano avere fatto nelle ultime ore il buono ed il cattivo tempo sia nel mercato del Forex che in quello azionario.

Mario Draghi difende il quantitative easing e la politica monetaria della Banca Centrale Europea: lo fa al Nobel Laureate Meetings di Lindau prima di partire per il simposio dei banchieri centrali di Jackson Hole in Wyoming.
