Fmi: si pensa a un nuovo piano di aiuti per la Grecia

 Il Fondo Monetario Internazionale potrebbe autorizzare l’ennesimo esborso destinato alla Grecia: la trattativa dovrebbe concludersi entro la fine di settembre, grazie soprattutto alla collaborazione che verrà instaurata con le autorità europee. Come è noto, l’attuale programma di aiuti in favore della nazione ellenica ammonta a 110 miliardi di euro, denaro che è finora servito per scongiurare il pericolo default. Ma i pericoli economici sono sempre dietro l’angolo: anche se il governo di Atene non ha avanzato alcun tipo di richiesta in tal senso, l’organizzazione di Washington sembra pronta a farsi avanti. In particolare, il fondo sta monitorando con la massima attenzione il conflitto libico e sta attendendo con ansia una risoluzione delle tensioni in modo da poter finalmente decidere in merito al potenziale aiuto finanziario.

Euro/Dollaro: nessuna novità, almeno fino a Settembre

 Giorni movimentati per essere ancora clima di Vacanza; oggi si prendono decisioni importanti sia a livello globale, con la discussione sulle vendite allo scoperto, sia a tutti i sottolivelli con ad esempio banca BPM pronta al “si” per l’aumento di capitale, di cui si parlerà oggi pomeriggio in riunione.

Ancora si parla dell’Oro e ci si stupisce di un ritracciamento dopo il rally avuto nell’ultimo periodo (quello che i chartist chiamerebbero “correzione tecnica”), ed ancora il Petrolio, stabile (al contrario dei suoi derivati invece, mossi ormai dalle accise e dalle tasse o ancora dal “cartello” che controlla l’oro nero indipendentemente dal valore di Mercato) a 85$.

Piazza Affari: Wall Street oltre la resistenza

 Durante le contrattazioni di ieri, il Dow  Jones si è spinto fin dalla prima ora oltre la resistenza indicata a 11200 punti, consolidando i livelli raggiunti ed aprendo la strada per nuovi rialzi. Quello che preoccupa è la situazione Europea; il Fib negli ultimi giorni si è mosso praticamente in laterale, contrariando il Movimento dell’america e rallentando gli acquisti disegnando un massimo inferiore relativo proprio nella giornata di ieri.

Apple: Jobs lascia, Tim Cook è il nuovo ad

 La lunga carriera di Steve Jobs all’interno di Apple, cominciata all’età di ventuno anni, è coincisa con la crescita progressiva del colosso informatico: l’ormai ex amministratore delegato lascerà però il suo incarico a breve, ma assumerà quello di presidente del consiglio di amministrazione, quindi bisogna fare i conti con una nuova era che si apre. Jobs lascia per i noti motivi di salute che lo coinvolgono da ben otto anni e la sua successione è stata affidata a Tim Cook, il quale vanta già una buona esperienza a Cupertino. Il discorso per rendere nota la sua decisione è stato toccante, ma ormai si volta decisamente pagina. Come affronterà la Apple il dopo Jobs? In fondo, si tratta del personaggio che ha trasformato la piccola azienda nella seconda società più proficua al mondo (la leadership spetta a Exxon Mobil), attraverso rivoluzioni tecnologiche, soprattutto nel campo della musica e della telefonia mobile.

Heineken, il calo dei consumi influisce sugli utili

 Le bollicine europee sono meno frizzanti del solito: non è casuale che gran parte delle aziende attive nel settore della produzione e commercializzazione di birra stiano vivendo un momento difficile, ma cerchiamo di capirne il motivo. Uno dei casi emblematici è quello dell’olandese Heineken, la quale ha riportato proprio ieri dei profitti poco entusiasmanti per quel che riguarda il primo semestre di quest’anno. Inoltre, l’azienda di Amsterdam ha annunciato che i prossimi profitti non saranno i migliori in assoluto, anzi i volumi registrati a luglio e ad agosto non lasciano sperare in nulla di positivo. Quindi, anche l’outlook è debole e bisogna fare i conti con un preoccupante calo dei consumi, con i tagli governativi e con i possibili licenziamenti.

Piazza Affari: ancora sul filo del rasoio

 Il ritracciamento avuto nella seconda parte della giornata di ieri è arrivato precisamente ai 14600 punti indicati nel report della giornata di ieri, dove il Mercato è poi rimbalzato timidamente nelle ultime due ore di contrattazioni per aprire oggi a ridosso dell’area di resistenza.

L’area appunto è compresa tra 14850 e 15000 punti ed anche se la vedremo superata in close orario questo è solo il primo passo per il recupero che si confermerà con il superamento del top relativo del 22 Agosto oltre che con il benestare di Wall Street, con il Dow Jones che oggi è atteso in ritracciamento nelle prime ore. Da controllare la statica a 11100 punti e la resistenza a 11200, prossima alla chiusura della giornata di ieri a Wall Street.

Deutsche Börse e Nyse Euronext, la fusione è vicina

 Deutsche Boerse e New York Stock Exchange-Euronext, la fusione tra le due piazza finanziarie è possibile e potrebbe diventare una realtà concreta a breve: a dire il vero, l’operazione è ancora una semplice proposta, ma i listini coinvolti hanno dato il loro beneplacito in tal senso. Inoltre, elemento sicuramente determinante, un primo via libera è stato fornito dal Cfius, acronimo che sta a identificare il Comitato sull’Investimento Estero negli Stati Uniti, un ente che ha un potere importante per quel che concerne decisioni di questo tipo e che per il momento non ha espresso alcun tipo di obiezione. L’assenso più importante, comunque, sarà quello che dovrà fornire l’Antitrust del Vecchio Continente, la cui pronuncia è prevista entro e non oltre il prossimo mese di dicembre. Per ora, però, ci sono i rilievi dello stesso comitato americano.

Foster’s disponibile a trattare il proprio prezzo di acquisto

 Il nome della Foster’s Group Limited è noto soprattutto agli appassionati di birra: si tratta, infatti, di uno dei principali colossi attivi in questo campo, il quale sta dominando le cronache finanziarie degli ultimi giorni per la trattativa con SABMiller Plc. A che punto sono giunte le discussioni? Lo stesso gruppo australiano ha precisato di aver intrapreso un dialogo piuttosto aperto e sensibile, un fattore che pare sia stato compreso e apprezzato dagli azionisti. La Foster’s vanta attualmente uno dei migliori profitti all’interno del proprio mercato e nel caso di un rifiuto all’offerta britannica potrebbe anche essere in grado di garantire una cifra pari a cinquecento milioni di dollari australiani agli investitori; per il momento, infatti, il valore economico proposto viene ritenuto troppo basso e quindi non accettabile (si tratta di circa 9,5 miliardi di dollari australiani).

Libia: problema crediti per le aziende italiane coinvolte

 Escludendo le aziende a maggior capitalizzazione su cui si è concentrata la discussione dell’effetto “Libia”, un’analisi più approfondita della Camera di Commercio italo-libica ha fatto emergere almeno altri 600 nomi di realtà coinvolte, di cui circa 50 con problemi sul recupero crediti (e non solo) secondo Reuters.

L’ammontare dei crediti da recuperare si stima in milioni di Euro; l’impegno dell’Italia sul territorio libico non è a 360° ma quasi, visto che si parla di una massiccia presenza nell’ambito delle infrastrutture (da parte dell’Anas per quanto riguarda un’appalto da 125.5 milioni di Euro) per iniziare.

Dow Jones contrastato, Milano indecisa

 La chiusura del Mercato Americano nella giornata di ieri ha lasciato interrogativi e dubbi aperti senza dare un senso alla tenuta a cui stiamo assistendo sui Mercati. Più convincente è stato il Mib insieme all’Eurostoxx, anche se questo non basta ad invertire la tendenza e ridare sicurezza agli investitori che ancora non comprano come ci si potrebbe aspettare.

Petrolio, quotazioni altalenanti per le vicende libiche

 Le vicende che stanno coinvolgendo la Libia, con la rapida avanzata delle truppe dei ribelli e il progressive sgretolamento del regime di Gheddafi, non potevano non avere conseguenze dal punto di vista economico: in effetti, non bisogna mai dimenticare che stiamo parlando di un paese che vanta una riserva di petrolio piuttosto importante, dunque l’oro nero risente di tutti questi eventi. A dire la verità, però, la commodity è stata protagonista di un andamento a due velocità nel corso delle ultime quotazioni. Nello specifico, il ribasso iniziale, con il livello che è sceso in modo progressivo fino agli ottantuno dollari al barile, è stato leggermente compensato dai guadagni successivi, i quali non sono però stati consistenti come ci si poteva aspettare in un primo momento. In particolare, le vendite hanno dominato in un lungo e in largo le contrattazioni iniziali, anche perché si è subito pensato che la nazione africana potesse riprendersi economicamente grazie alla fine della guerra civile che sta ormai infuriando da mesi; ma la fine del regime non è ancora certa al 100% e quindi non si può essere del tutto sicuri che la ripresa si avvii realmente.

Ford e Toyota unite dalle auto ibride

 La rivalità e la concorrenza sono senz’altro due elementi peculiari del mercato automobilistico, ma spesso anche le collaborazioni portano i loro frutti: è il caso, ad esempio, di Ford e Toyota, le quali stanno pianificando appunto di sviluppare insieme un sistema ibrido che possa essere funzionale ai pickup e ai suv, in modo da venire incontro alle esigenze economiche relative al carburante. Per il momento, però, esiste soltanto un accordo preliminare che prevede la vendita di veicoli con tale tecnologia nel prossimo decennio, così come emerge in maniera chiara dai comunicati degli ultimi giorni della compagnia americana e di quella giapponese. In particolare, dovrebbe essere sfruttato il motore elettrico a gasolio sviluppato dagli stessi nipponici, la cui produzione è prevista nelle ordine delle 100mila unità entro i prossimi due anni.

Avvio di ottava positivo, FTSE-Mib oltre il 3%, occhi puntati su Wall Street

 Ottimismo in apertura di ottava con il ritorno di una buona parte dei volumi di contrattazione sul Mercato Italiano: dopo la pausa di metà Agosto, si avvicina Settembre ed il ritorno alla normalità, con il Mib che mette a segno un rialzo del 3% avviandosi a concludere la giornata in territorio positivo insieme a Wall Street ora in guadagno dell’1,53%.