L’anno 2011 appena concluso è risultato essere tra i peggiori in quanto a incertezza finanziaria; il resoconto dei vari settori infatti lascia al 2012 un quadro che sembra sull’orlo di “esplodere” in recessione e le aspettative positive sono esclusivamente orientate verso certi metalli e certe commodities, a dimostrazione ulteriore di come la crisi finanziaria potrebbe costringere ad un ritorno alle materie prime a discapito delle aziende quotate, sempre più oggetto di speculazioni finanziarie.
Se dal 2011 emerge però un settore che sembra non conoscere crisi allora questo è quello del vino Italiano; la Coldiretti ha appena stilato un rapporto secondo cui il settore vinicolo dell’esportazione abbia superato ogni record concludendo il 2011 con un fatturato stimato in 4 miliardi di euro.
La famosa bevanda alcolica (vanto storico italiano) sembra sia particolarmente apprezzata in Germania per quanto riguarda l’Unione Europea, mentre fuori sembra che il maggior acquirente sia la Cina insieme ad altri Paesi Asiatici (proprio verso la Cina le esportazioni sono aumentate dell’87% rispetto al 2010).
Non é un periodo roseo per la situazione economico finanziaria greca: l’Institute of international finance (Iif), rappresentante dei creditori privati della Grecia, ha annunciato in una nota la sospensione delle trattative sulle modalità di ristrutturazione del debito pubblico del paese greco. La nota sottolinea che, nonostante gli sforzi della leadership greca, la riduzione nominale del 50% dei bond sovrani greci non ha prodotto una risposta costruttiva coerente da entrambe le parti, per cui le trattative subiranno una pausa. L’istituto tuttavia, ci tiene a sottolineare la speranza che la Grecia, con il supporto della zona euro, possa in futuro reimpegnarsi costruttivamente con il settore privato.
Negli Stati Uniti si continua a perdere il lavoro: aumentano le
L’asta di BOT prevista per oggi si è conclusa nel migliore dei modi; il riflesso del buon esito arriva perfino ad abbassare lo spread BTP-Bund che ora, dopo una perdita del 6.45% circa, oscilla intorno a 483 punti.
La parola liberalizzazione non piace ai tassisti, o almeno non piace come la intende il governo Monti: il 23 gennaio la categoria ha deciso di fermare il lavoro in tutto il Paese. Le sigle sindacali di categoria, riunite a Bologna, hanno deciso uno sciopero generale e lo scopo, come é facile immaginare, é quello di contestare le liberalizzazioni decise dal governo. Per il giorno 16 é stata invece convocata un’assemblea a Roma, tra le altre cose, per consegnare all’autorità antitrust un documento in cui saranno scritte tutte le perplessità relative alla norma. Le liberalizzazioni, secondo i propositi del governo, saranno adottate con lo scopo di ridurre i prezzi e di aumentare la concorrenza, per questa ragione i consumatori, in parte, sembrano essere a favore.
Durante la crisi dei subprime degli anni precedenti una lunga serie di istituti di credito degli Stati Uniti sono crollati, anche se poi tutto si è “risolto” con l’acquisto da parte della rimanenza “sana” a prezzi scontati dei primi. Ora che la crisi monetaria interessa l’area Euro (grazie anche, lo ricordiamo sempre, all’attacco proprio dagli Stati Uniti tramite le agenzie di rating) ci si aspetta da diversi mesi l’equivalente di quello che è successo oltre oceano.
Dopo l’annuncio di conferma dell’aumento di capitale di Unicredit, varato con uno sconto complessivo del 43% sul prezzo dei primi di Gennaio 2012, il titolo si è velocemente allineato a quello che sarebbe poi stato il prezzo della nuova emissione, anche se a ben guardare c’è ancora una certa differenza.
Cambio al vertice di Yahoo!: poco prima dell’apertura di Wall Street l’azienda ha presentato Scott Thompson, il nuovo amministratore delegato. Un volto in realtà ben conosciuto nel mondo del web: Thompson é presidente di Paypal, divisione di eBay, ed ora assumerà la carica di nuovo amministratore delegato del gruppo. Carol Bartz, l’ex ad, é stata licenziata improvvisamente circa quattro mesi fa, la stessa manager in una sua comunicazione ai dipendenti aveva scritto di essere molto addolorata del licenziamento avvenuto con una telefonata dal presidente del board. Così si era proceduto all’eliminazione di un capo considerato come una sorta di ostacolo alla crescita, un capo troppo debole per un’azienda così importante, ma anche in difficoltà. È risaputo ormai che la società, pioniera della rivoluzione del web negli anni ’90 continua a soffrire la concorrenza di Google.
Alla parola crisi si affianca spesso un altro termine molto noto, non solo ai giovani. La perdita del lavoro é una situazione in cui vengono a trovarsi non solo i giovani che faticano sempre più nella ricerca dell’occupazione. Anche le persone più adulte, dopo anni di lavoro arrivano a perdere quello che hanno costruito: sono gli effetti di una crisi sempre più dilagante che non accenna a fermarsi. Cresce l’allarme disoccupazione in Italia e i più penalizzati sono i giovani e le donne: un giovane su tre, di età compresa tra i 15 e i 24 anni, non ha un lavoro. Situazione ancora peggiore per le giovani donne del Sud: qui il 40% delle donne non riescono a trovare lavoro (dati Istat).
L’unione Fiat-Chrysler sembra aver dato buoni frutti: Chrysler restituisce i prestiti ricevuti dal governo statunitense. La vendita di 1,37 milioni di auto nel 2011, il 26% in più rispetto al 2010, ha permesso all’azienda di riprendersi dalla crisi: secondo gli analisti non sarà facile raggiungere quota 6 milioni di vetture vendute entro la fine del 2014, come si era prefissato l’ad Sergio Marchionne. Difficoltà non da attribuire al lavoro di Chrysler ma all’attuale recessione economica in atto, che non risparmierà neanche il settore delle auto. La quota di 6 milioni però non rappresenta solo un miraggio, potrebbe essere un obiettivo reale se Fiat decidesse di legare con un’azienda in Asia, dove il gruppo non ha ancora una posizione di rilevo.
Con tutti i contratti a progetto in circolazione non é facile trovare qualcuno che percepisca la fantomatica tredicesima. Chi ne ha sottoscritto uno, sa benissimo che il contratto a progetto non prevede nè ferie nè tredicesima, tantomeno quattordicesima. Eppure c’è qualcuno in Italia che non solo ha sia la tredicesima che la quattordicesima, ma anche la quindicesima. E come se non bastasse anche la sedicesima. Sembra uno scioglilingua, ma questa non é altro che la realtà del regolamento sul personale del Senato. All’articolo 17 comma 3 di suddetto articolo infatti, l’«indennità compensativa di produttività», che di fatto equivale a una sedicesima, é una mensilità aggiuntiva rispetto alle già quindici di cui gode lo stipendio dei dipendenti del Parlamento.