Investire in India conviene

di ceciliamorello 7

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Il Prodotto Interno Lordo dell’India è cresciuto nell’ultimo anno finanziario del 9,6%. La crescita, per il terzo anno consecutivo maggiore del 9%, è stata superiore al previsto, va di pari passo con l’aumento dei consumi e pone le basi per soffiare il primato alla Cina. L’India rappresenta per questo motivo ed altri una vera e propria calamita nell’attirare investimenti italiani.

Sono cinque i settori più promettenti per fare business in India: infrastrutture, formazione, immobiliare, tecnologia avanzata e impresa manifatturiera, soprattutto tessile ed agroalimentare. Sono oltre 200 le multinazionali della tecnologia che hanno aperto qui centri di sviluppo e ricerca, come IBM e General Electric, traendo vantaggio dalla manodopera a basso costo ma non solo, dal momento che in India è possibile usufruire anche di personale qualificato (9 milioni di laureati all’anno). I dati ci dicono che il 70% delle aziende che hanno investito in India sono profittevoli. Unico neo la labirintica burocrazia indiana, motivo per cui almeno inizialmente conviene affiancarsi ad un partner locale, per poi in seguito magari rilevarne la partecipazione.

E l’Italia come si colloca in questo scenario? Attualmente sono circa 150 le aziende italiane presenti in India, tra unità produttive, joint venture e branch offices principalmente nei settori auto, tessile e meccanico. In passato l’obiettivo di chi sceglieva l’India era l’abbattimento dei costi produttivi, soprattutto per quanto riguarda la manodopera, mentre oggi le aziende italiane guardano al mercato indiano per vendere i propri prodotti, magari prodotti sul posto.


Tra gli investimenti italiani in India più rappresentativi la Fiat, la Carraro India, il gruppo Italcementi, la Pirelli, la Piaggio, la Merloni termosanitari, la Delonghi ed il gruppo Luxottica. La dimensione e la dinamicità del mercato interno indiano sono tali che il 40% circa dei prodotti realizzati in India dalle imprese italiane è destinato proprio a restare all’interno dei confini e circa metà delle imprese ha sviluppato una produzione specifica per l’India, prodotti che spesso sono rappresentati da modelli obsoleti in Italia ma che trovano posizionamento sul mercato locale.

L’India è anche un paese in cui è possibile usufruire di agevolazioni fiscali: dal 2000 il governo ha creato delle zone economiche speciali con incentivi per le imprese straniere allo scopo di aumentarne gli investimenti sul territorio. In queste aree gli iter burocratici ed amministrativi sono semplificati e numerosi sono i vantaggi fiscali.

Per il momento al contrario di quello che accade per la Cina, la maggior parte delle aziende italiane che investono in India sono grandi imprese, ma negli ultimi tempi anche le medie e piccole sembrano aver colto le opportunità offerte dal paese.

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