La fusione tra Nippon Oil e Nippon Mining creerà una delle maggiori compagnie petrolifere giapponesi

Nippon Oil Corp., la più grande compagnia di raffinazione del Giappone e la Nippon Mining Holdings Inc. si sono accordate per formare la terza maggior compagnia giapponese per volume di  reddito: in tal modo sarà possibile tagliare i costi, in un periodo in cui sta crollando la domanda per il carburante. Nippon Mining & Metals Co., una delle unità della Nippon Mining Holdings, possiede ora il 66% della Pan Pacific Copper Co., la maggiore società della nazione asiatica per quanto riguarda la lavorazione del rame. La Nippon Mining sta infatti accelerando i suoi investimenti in questo settore soprattutto in relazione ai paesi del Sud America, in particolare il Cile, al fine di capitalizzare la domanda proveniente dalla Cina.

 

Il titolo della compagnia è cresciuto di ben 29 yen, raggiungendo quota 285 al momento della chiusura della borsa di Tokyo: questa performance rappresenta il guadagno più alto dal 29 ottobre. La nuova società che nascerà da questa unione sarà completamente riorganizzata nel mese di aprile 2010 in tre società controllate (nel dettaglio tali società si occuperanno di raffinazione e vendite, perlustrazione del petrolio e metalli). I tagli del personale verranno considerati solo quando la fusione sarà completata. Tra l’altro, si prevede che la trattativa in questione porterà alla creazione di un’impresa con un reddito di 11,9 trilioni di yen per quanto riguarda l’anno che si concluderà in marzo: ciò darà la possibilità alla nuova compagnia di posizionarsi al terzo posto tra la maggiori società giapponesi, alle spalle della Toyota Motor Corp. e della Honda Motor Co.

Petrobras passa da principale investitrice petrolifera a peggior compagnia del settore: il prezzo del petrolio non aiuta la società brasiliana

Petroleo Brasileiro SA, la società investitrice preferita tra le principali compagnie petrolifere mondiali in questa prima metà del 2008, è ora invece passata a rivestire il ruolo di peggiore compagnia del settore a causa delle pesanti perdite. Petrobras ha infatti fatto rilevare le performance più negative tra le dieci più importanti compagnie petrolifere pubbliche sin dal mese di maggio. Il titolo della compagnia brasiliana ha perso ben il 53% del suo valore, a causa della brusca caduta dei prezzi dell’energia e della grave crisi finanziaria che hanno bloccato o reso vani gli sforzi volti allo sfruttamento della più grande piattaforma scoperta negli ultimi trenta anni nel continente americano.

 

Il trend dei profitti rallenterà inesorabilmente dall’80% nel terzo trimestre del 2008 ai miseri 6,2 punti percentuali del prossimo anno, secondo alcune previsioni. Gianna Bern, presidente della Brookshire Advisory & Research Inc. di Flossmoor (Illinois), si è così espressa al riguardo:

Il calo nei prezzi del petrolo le attuali crisi finanziarie andranno ad intaccare in buona parte Petrobras. L’esplorazione sottomarina a costi molto alti, con un alto rischio e un petrolio a 60 o 70 dollari saranno lo stimolo a una rivalutazione delle loro priorità di sviluppo.