Bond Monte dei Paschi per investitori professionali

 Lo si era accennato già ieri, le banche italiane stanno cominciando a smuoversi dall’immobilismo che le ha caratterizzate nel corso del 2011: dopo Unicredit è stato infatti il turno di Monte dei Paschi di Siena, la quale è tornata in gran stile sui mercati internazionali, lanciando un titolo obbligazionario nuovo di zecca con una scadenza che predilige il breve termine, vale a dire due anni. Il mercato non poteva che rispondere in maniera entusiastica e i numeri hanno confermato questo interesse, visto che gli investitori hanno ordinato ben 2,5 miliardi di euro per quel che concerne tale bond, mentre l’offerta era stata fissata in un miliardo complessivo.

Asta titoli Spagnoli per 4.5 miliardi di euro

 Lo spread dei titoli di Stato dei Paesi Europei con riferimento al Bund tedesco continua ad essere il “polso” dell’Europa in questa fase di recupero della fiducia e le sale trading seguono ancora da vicino le emissioni dei titoli del debito. La grande influenza che queste hanno sul mercato azionario costringono i traders a fermare il mercato poco prima dei risultati che fin’ora sono sempre stati positivi negli ultimi tempi anche se l’uscita dalla fase attuale è più difficile del previsto.

La Spagna ha appena collocato 4.500 milioni di euro di bond a medio termine con rendimenti in calo rispetto alla precedente emissione; il “5 anni” è stato sottoscritto con un rendimento del 3.4% per 1.5 miliardi di euro (in ribasso rispetto al precedente 4.02%), mentre il “3 anni” si conferma a 2.6% di rendimento contro il 3.3% precedente per un totale di 1.9 miliardi di euro. I titoli a due anni sono stati sottoscritti per 1.1 miliardi di euro e la domanda complessiva ha quasi triplicato l’offerta, contro ogni previsione.

Juventus chiude semestre in rosso

 Sarà anche ai vertici del campionato di calcio italiano, ma in Borsa i risultati della Juventus sono tutt’altro che pienamente convincenti. Nonostante qualche segnale positivo, infatti, la società ha dovuto ammettere di aver chiuso il primo semestre dell’esercizio 2011/2012 con una perdita di 34,6 milioni di euro, contenendo il risultato negativo rispetto ai – 39,5 milioni di euro dello stesso periodo dello scorso anno.

Insoddisfacenti i ricavi, che passano dagli 88,8 milioni di euro dello scorso anno agli attuali 85,4 milioni di euro. Costi operativi in calo di 8,8 punti percentuali a 91,3 milioni di euro. Indebitamento finanziario netto attestatosi intorno ai 125 milioni di euro. “La variazione negativa di 3,9 milioni di euro rispetto al saldo negativo di 121,2 milioni di euro al 30 giugno 2011” – si legge in una nota diffusa dalla società – “deriva principalmente dagli investimenti riferibili al nuovo stadio per 36 milioni di euro e dagli esborsi netti derivanti dalla campagna trasferimenti per 38,6 milioni di euro, parzialmente compensati dal versamento in conto aumento di capitale effettuato da Exor per 72 milioni di euro”.

Bilancio Gruppo L’Espresso 2011

 Il contesto economico non certo semplice non ha impedito al Gruppo editoriale L’Espresso di riportare risultati finanziari tutto sommato positivi nel corso del 2011: in effetti, se si volesse riassumere il bilancio dello scorso anno per la società in questione, si potrebbe citare il buon andamento del fatturato. In particolare, sono stati soprattutto i ricavi netti consolidati ad aumentare, anche se non in maniera così netta (0,6 punti percentuali in più per la precisione), attestandosi oltre quota 890 milioni di euro rispetto allo stesso periodo di un anno prima. In questo caso, determinanti sono stati la raccolta derivante dalla pubblicità e i ricavi ottenuti grazie all’area digitale.

Unicredit lancia bond unsecured a cinque anni

 Unicredit, tra gli istituti di credito più affermati del nostro paese e dell’intero continente europeo, ha deciso di soddisfare ampiamente gli obbligazionisti: in effetti, la banca di Piazza Cordusio ha fornito la propria approvazione per lanciare sul mercato un nuovo bond del tipo senior unsecured, con una scadenza di cinque anni e un ammontare complessivo che è stato fissato in 1,5 miliardi di euro. In aggiunta, lo spread relativo al rendimento offerto sarà pari a 345 punti base. Il prestito in questione potrà beneficiare senza dubbio della gestione di diverse altre banche, vale a dire Citigroup, Natixis e Société Générale, tanto che è già nota la domanda totale, 5,3 miliardi di euro, ovvero più di tre volte superiore all’offerta.

Telco rifinanzia il debito

 Telco ha rifinanziato il debito rinnovando il patto fino al 2015. Il merito dell’operazione finanziaria è relativo all’accordo degli azionisti della compagnia (Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Telefonica), che hanno trovato un’intesa sullo shareholder agreement per 3 anni, fino al 28 febbraio 2015, consentendo così alla società che detiene il 22,5% di Telecom Italia di poter ripianare sul medio termine la propria principale esposizione passiva.

Al di là della scadenza, i termini e le altre condizioni di riferimento rimangono pressochè invariati, come il diritto di richiedere la disdetta del patto tra gli azionisti, e la scissione, attraverso una comunicazione da inviare tra le date del 1 agosto 2014 e il 28 agosto 2014. Possibile inoltre esercitare il diritto di disdetta anticipata, con relativa richiesta di scissione, da comunicare tra il 1 settembre 2013 e il 28 settembre 2013, con esecuzione entro i successivi sei mesi.

Asta Bund positiva e spread in ribasso

 L’asta di Bund tedeschi per la prima volta passa in secondo piano, anche se il risultato condiziona direttamente i mercati Europei; lo standard per misurare il rischio di un paese interno alla UE è sempre il Bund, che negli anni si è guadagnato il titolo di miglior investimento in debiti pubblici e per questo viene considerato per il differenziale con gli altri Paesi dell’Eurozona. Il rialzo o il ribasso del rendimento del Bund condiziona direttamente quindi tutto il sistema Eurozona e nel tempo verrà sempre più preso in considerazione dalle sale trading.

L’asta di oggi si è svolta correttamente e non ha riservato alcuna sorpresa; l’emissione è stata di 3,258 miliardi di euro di titoli di Stato con rendimento 1.83% prossimo ai minimi storici. L’operazione LTRO della BCE è andata altrettanto a buon fine e la risposta del mercato è stata contenuta ma decisa; il rialzo di Piazza Affari è per il momento inferiore all’1% ma lascia ampio margine per le prossime ore visto che a trainare al rialzo il listino italiano sono proprio le Banche.

Per Tom tom una trimestrale negativa

 Tom Tom International Bv, la celebre società olandese che ha dato il nome ai navigatori satellitari per auto più famosi al mondo, ha reso noti i risultati relativi al quarto trimestre del 2011, l’ultimo dello scorso anno: ebbene, la compagnia di Amsterdam è stata protagonista di una trimestrale a dir poco contrastata e le previsioni relative all’anno attualmente in corso non sono certo incoraggianti, dato che si parla di un trend che proseguirà a rimanere debole. Su quali elementi va maggiormente concentrata l’attenzione degli investitori? Anzitutto, c’è da dire che i ricavi del periodo ottobre-dicembre 2011 sono calati di ben trentuno punti percentuali, attestandosi a quota 357 milioni di euro.

Bilancio Luxottica 2011

 Chiusura d’esercizio 2011 positiva per Luxottica. La società ha infatti confermato le proprie previsioni annuali di fine gennaio, dichiarando di aver concluso lo scorso anno con un fatturato che ha superato quota 6,2 miliardi di euro, per un livello di ricavi record nella storia del gruppo. In particolare, lo sviluppo su base annua del fatturato sarebbe stato pari a 7,3 punti percentuali, con una accelerazione di 12,1 punti percentuali nel corso del quarto trimestre (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), quando il fatturato toccò quota 1,509 miliardi di euro.

Sul fronte opposto del conto economico, molto buoni sono altresì i riscontri forniti dall’utile netto, attualmente in aumento di 12,5 punti percentuali a 425,3 milioni di euro. In apprezzamento in doppia cifra anche l’utile netto adjusted, che compie un balzo di 13,1 punti percentuali a 455,6 milioni di euro. Nel solo quarto trimestre, i due dati sopra esposti sono risultati pari a 64,4 milioni di euro (in aumento di 16,8 punti percentuali e a 72,7 milioni di euro (in aumento di 30,8 punti percentuali).

Piano industriale Saras 2012

 Saras ha pubblicato le proprie previsioni 2012 sul relativo piano industriale, fornendo un quadro piuttosto chiaro sull’evoluzione della propria posizione e di quella del mercato di riferimento. Saras compie innanzitutto un riferimento alla domanda petrolifera globale, ricordando come le dichiarazioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia affermino che le richieste di greggio dovrebbero consolidare un progresso, con un volume pari a 89,9 milioni di barili al giorno, in incremento di 0,8 milioni di barili rispetto al 2011.

Sul fronte delle quotazioni del greggio 2012, Saras ricorda come le difficoltà e le tensioni geopolitiche potrebbero giocare un ruolo di primo piano. Il riferimento è soprattutto alla Siria e all’Arabia Saudita, dove le tensioni sociali sono piuttosto evidenti. Sulla base di tali considerazioni, Saras attende un incremento del costo del greggio oltre i 120 dollari a barile nell’ipotesi che le tensioni geopolitiche diano luogo a temporanee destabilizzazioni.

Le azioni di Facebook volano a quota 42 dollari

 Forse non si può parlare di una nuova febbre dell’oro, ma l’interesse attuale degli investitori nei confronti dei titoli azionari di Facebook ci somiglia moltissimo: il celebre social network continua ad attirare su di sé un’attenzione fortissima, tanto che ormai il mercato secondario viene praticamente passato al setaccio alla ricerca di queste azioni così appetibili. Non è un caso, infatti, che il valore delle stesse sia aumentato in maniera esponenziale nel giro di un solo mese, addirittura da 34 a 42 dollari per titolo nei primi due mesi di questo 2012. L’offerta pubblica di vendita (Ipo in gergo anglosassone) è ancora incerta per quel che concerne la quotazione di mercato della stessa creatura fatta nascere da Mark Zuckerberg, si parla da tempo di 105 miliardi di dollari, ma al momento Yahoo sta seriamente mettendo in pericolo questa operazione così importante e tanto attesa dagli azionisti.

Separazione Eni-Snam entro settembre 2013

 Se ne parla già da diverso tempo ed ormai siamo agli sgoccioli; il decreto liberalizzazioni ha destabilizzato il mercato azionario sopratutto per quanto riguarda le direttive che costringerebbero la divisione di Eni da Snam e nel momento in cui verranno approvati gli articoli la risposta del mercato potrebbe essere immediata. L’approvazione della Commissione Industria del Senato ha approvato il decreto consolidando di fatto la strada verso la separazione che a questo punto dovrà avvenire entro Settembre 2013 (18 mesi).

Al fine di raggiungere la “piena terzietá dei servizi regolati di trasporto, di stoccaggio, di rigassificazione e distribuzione delle altre attività” il Consiglio dei Ministri dovrà varare entro il 31 maggio 2012 un decreto che disciplina la separazione stessa delle due società.

Target price Enel tagliato da Berenberg

 Berenberg ha abbassato il target price Enel rispetto alla sua precedente osservazione. Stando a quanto affermato dalla compagnia, infatti, la società energetica avrebbe visto il proprio target ridotto dai precedenti 4 euro agli attuali 3,8 euro, con un passo indietro che appare giustificato in vista delle mutate condizioni nelle quali si viene a trovare l’azienda.

Si tratta di un comportamento non totalmente inatteso dagli osservatori di mercato, che assistono a una convergenza di stime da parte delle principali società di analisi.  Pochi giorni fa Citigroup aveva invece alzato il rating sul titolo Enel portandolo a neutral dal precedente sell, con un target price che sale da quota 2,8 euro agli attuali 3 euro.

Rifinanziamento Premafin al via

 Sta per giungere a conclusione il tema della risoluzione dell’esposizione passiva di Premafin. I sette istituti di credito che vantano un’esposizione nei confronti della cassaforte della famiglia Ligresti (Mediobanca, Unicredit, Cariparma, Banca Popolare di Milano, Banco Popolare, GE Capital e Intesa Sanpaolo) avrebbero infatti trovato un accordo di massima sul riscadenziamento del debito della holding.

Il progetto di rifinanziamento dell’esposizione passiva, con una dilazione su un più lungo termine, è stato illustrato durante alcuni recenti incontri tenuti in Banca Leonardo (che svolge il ruolo di advisor di Premafin) e prevede principalmente la spalmatura dell’esposizione passiva a 10 anni dei termini di rientro. Inoltre, dopo l’eventuale (pur prevedibile) fusione tra le holding, le società assicurative controllate Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni, unitamente all’offerte Unipol, verrà lanciato un bond convertibile da 150 milioni di euro con scadenza a tre anni, e verranno concesse linee di credito per i restanti 218 milioni di euro con scadenza tra il 2016 e il 2017.