L’operazione Twist della FED e la risposta (piatta) del mercato

L’operazione “Twist” presentata da Bernanke  la scorsa settimana sembra non aver prodotto alcun risultato, tanto in positivo quanto in negativo. La discussione dell’operazione, che ricordiamo intendeva spostare la scadenza temporale dei titoli presenti in portafoglio vendendo quelli a breve termine ed acquistando quelli a lungo, continua anche oggi e più passa il tempo, più ci si accorge che il provvedimento non è assolutamente congruo alla situazione in cui ci troviamo.

Settore Bancario: scongiurato il terzo intervento della Fed, Bernanke tranquillizza i mercati

Il Presidente della Federal Reserve è una di quelle figure in grado di catalizzare l’attenzione dell’intero Mercato Globale nei suoi interventi e le sue parole guidano rialzi e ribassi facendo anche trattenere il respiro. Gli operatori lo sanno bene e quando Bernanke ha annunciato che non ci sarebbe stato nessun nuovo intervento a sostegno dei titoli pubblici americani il mercato ha avuto un momento di debolezza, fino a quando lo stesso Presidente non ha indicato l’avvio per l’economia americana di una lenta ripresa sostenuta dalle sue personali opinioni ottimistiche.

Tassi Usa ai minimi storici, la Fed pronta stasera a tagliarli fino allo 0,5%

Si attende con trepidazione anche se forse con meno curisosità di quella che meriterebbe, la riunione della Fed di stasera, che è sicuramente destinata ad entrare nella storia, considerando che viene dato per scontato un taglio dei tassi di cinquanta punti, al livello record minimo storico di 0,5%. I Treasury Usa di conseguenza sono in rialzo in Europa, con il rendimento dei titoli a 10 e 30 anni ai minimi storici. Gli investitori guardano infatti al comunicato che sarà rilasciato dopo la riunione della Fed oggi per ottenere dei segnali su una politica non convenzionale. Il presidente della Fed Ben Bernanke ha di recente affermato che la banca centrale potrebbe comprare titoli a lungo termine emessi dal Tesoro Usa o da agenzie sponsorizzate dal governo per ridurre i rendimenti e stimolare la domanda.

Da adesso in poi la politica monetaria, nel tentativo di stimolare l’economia, dovrà basarsi su strumenti non tradizionali, che non rientrano esclusivamente nei cambiamenti dei tassi di interesse,

ha commentato l’ex governatore della Fed Lyle Gramley.

La recessione spaventa i mercati. Una sintesi dei dati provenienti dagli USA

I mercati tornano a crollare. La scorsa settimana il rischio era di trovarci nel mezzo a una paralisi dei mercati del credito, oggi i dati macroeconomici ci fanno intuire di essere di fronte ad una probabile recessione. I dati sulle vendite al dettaglio, lo stato dell’industria a New York, il beige book della FED sono stati i fattori che hanno portato di nuovo pessimismo mettendo in ombra tra le altre cose i buoni risultati di JPMorgan, Coca Cola e Intel, nonchè l’ulteriore calo dei tassi interbancari; un discorso a parte merita l’inflazione. Sembra ormai troppo tardi per evitare la recessione.

Bernanke fiducioso ma Wall Street non sale

Martedì è stato il giorno di Warren Buffett, ieri, san Valentino, è stato quello di Ben Bernanke. Davanti al Congresso Bernanke si mostrato ottimista e si è lanciato in un maldestro, se mi permettete, tentativo di rassicurare i mercati, i quali evidentemente non sono altrettanto fiduciosi.

A Wall Street il Nasdaq ha perso 1,74% a 2.332,54, l’S&P 500 ha lasciato sul terreno 1,34% a 1,348 punti, il Dow Jones a sua volta l’1,40% a 12,376,98. Questo calo è avvenuto nonostante l’arrivo di ben due dati positivi sugli Usa: il deficit della bilancia commerciale e la richiesta sussidi di disoccupazione. Sono 348 mila le domande di sussidi, secondo quanto rivelato dal Dipartimento del Lavoro, – 9.000, con un calo inferiore alle aspettative ma pur sempre un calo.

Migliore delle aspettative invece il dato sul deficit della bilancia commerciale, a 58,8 miliardi di dollari, mentre in novembre era di 63,1 miliardi. L’attesa, e poi la diffusione di questi dati, avevano dato una spinta positiva alla borsa, fino al discorso di Bernanke.

Taglio dei tassi e le borse respirano ma Mediolanum continua il ribasso

Dopo i crolli di lunedi, il giorno peggiore per le borse dal 11 settembre 2001, gli indici sono apparsi leggermente in ripresa. Particolarmente colpiti dalle vendite i titoli bancari. Le borse europee hanno tirato il fiato dopo una giornata comunque altalenante soprattutto grazie al tanto atteso taglio dei tassi della Fed: annunciato un tasso di ben 75 punti che porta i Fed Funds al 3,5% con un tasso di sconto del 4%. Hanno chiuso quindi in positivo gli indici delle borse europee ed il rimbalzo è stato trainato proprio dai titoli bancari, i soliti che avevano guidato il ribasso. Alcuni sostengono però che Bernanke riservi ulteriori tagli: Morgan Stanley ad esempio si attende un taglio di 25 punti dei tassi interbancari. Resta da vedere se la Banca Centrale Europea seguirà la medesima strada con un taglio dei tassi anche se per il momento l’ipotesi appare improbabile.
I titoli bancari sono stati quelli maggiormente penalizzati nei giorni scorsi, con Intesa Sanpaolo a -5% a 4,69 euro, Unicredit -8,9% a 4,85 e Mediobanca a -4,8% a 12,16. Molti i titoli sospesi per eccesso di ribasso, tra le big anche Mediolanum.