
FTSE Mib i top 5 di giornata:
Pirelli e C 0,25 0,80%
Lottomatica 13,77 0,22%
Atlantia 14,43 -0,07%
Snam Rete Gas 3,12 -0,16%
Cir-Comp Ind Riunite 1,17 -0,26%
FTSE Mib i flop 5 di giornata:
Banco Popolare 5,16 -5,32%
Bca Mps 1,13 -5,30%
Intesa Sanpaolo 2,26 -4,85%
Tenaris 9,34 -4,69%
Ubi Banca 8,97 -4,63%
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Si concretizzano nella prima ora di contrattazione i segnali ribassisti sui futures del mercato Eurex: il target atteso per entrambi i derivati di riferimento (Dax, Eurostoxx) sono i minimi del 30 Giugno.
Sul derivato italiano non vi sono segnali ribassisti, ma difficilmente non seguiremo la scia Europea, puntando verso 19000 punti probabilmente dopo l’apertura di Wall Street.
Proprio 19000 punti è il supporto estremo per la giornata di oggi, che sarà smentito solo con la violazione al rialzo dei 19450 punti in chiusura di barra oraria: tale segnale innescherà un rally rialzista fin sopra i massimi di ieri con estensione prevista intorno a 19700 punti.
A livello daily non si hanno segnali nuovi rispetto a ieri: si conferma il laterale rialzista che verrà violato solamente la prossima settimana.
E’ allarme rosso in Italia per i conti pubblici. A preoccupare, in particolare, è la rilevazione sul rapporto deficit-PIL del primo trimestre del 2009 fornita dall’Istituto Nazionale di Statistica; l’indicatore nei primi tre mesi di quest’anno segna infatti una crescita del 9,3%. Trattasi del peggior dato mai registrato da ben dieci anni, ovverosia da quando è iniziata la rilevazione delle serie storiche, e conferma come l’impatto della crisi economica e finanziaria sul nostro Paese abbia lasciato il segno. Basti pensare che nei primi tre mesi del 2008 l’indicatore sul rapporto deficit-PIL misurato dall’ISTAT si era attestato al 5,7%. Il forte peggioramento, in accordo con quanto reso noto dall’Istituto Nazionale di Statistica, è frutto di un calo delle entrate e di un contestuale aumento delle spese. E proprio sulle entrate, quelle riguardanti in particolare il fisco, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ne sta monitorando l’andamento dopo che, tra l’altro, nei giorni scorsi il Premier Berlusconi aveva parlato per il 2009 di un calo delle entrate fiscali attorno ai 37 miliardi di euro. Ma il ministro Tremonti ha comunque confermato nelle ultime ore che le entrate fiscali restano in linea con le previsioni.
Se la crisi finanziaria ed economica, a passo di lumaca, sembra destinata a concludersi nei prossimi mesi nei Paesi più industrializzati, lo stesso non dicasi in altri Paesi del mondo meno “solidi” dove in assenza di un sostegno forte si rischia la stagnazione per parecchi anni. Di conseguenza, il Fondo Monetario Internazionale, fiutando il pericolo, ha approvato l’emissione di un bond in dollari a sostegno di tali Paesi fino alla cifra dei 150 miliardi. L’obiettivo è quello di fornire agli Stati in difficoltà capitali freschi per superare in maniera più veloce ed indolore possibile la crisi; i 150 miliardi di dollari di bond che saranno emessi dall’FMI hanno già trovato alcuni Paesi compratori. C’è infatti la disponibilità della Cina, pronta a sborsare $ 50 miliardi, ma anche il Brasile e la Russia, tutti e tre Paesi del Bric assieme all’India. Insomma, i Paesi delle economie a più alto tasso di crescita vogliono sfruttare questo momento per avere un maggior ruolo ed un maggior peso in futuro sullo scacchiere economico mondiale.
I Paesi del mondo che presentano i tassi di crescita più elevati, e che aderiscono al BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), appaiono intenzionati a dire addio al dollaro per il pagamento degli scambi commerciali. In merito, Brasile e Cina hanno raggiunto un accordo preliminare in virtù del quale per gli interscambi commerciali bilaterali saranno utilizzate come valute lo yuan ed il real. Ma anche l’India e la Russia sono in fermento, e pur non screditando in via ufficiale il biglietto verde, fortemente svalutatosi per effetto della crisi con ripercussioni negative sulle riserve dei Paesi del Bric, appare chiara l’intenzione di dare un duro colpo alla leadership secolare del dollaro. Le grandi manovre sono in corso, e non a caso, in accordo con quanto riportato dall’Agenzia Reuters, la Cina avrebbe chiesto di trattare nel corso del G8 a l’Aquila l’argomento riguardante l’affiancamento al dollaro di una nuova valuta guida per gli scambi internazionali. Non si parla però dell’euro come valuta in grado di affiancare o sostituire il dollaro; d’altronde, la valuta europea è ancora troppo giovane e non ha maturato quell’affidabilità conquistata in anni ed anni di leadership dal dollaro; ma ora questa affidabilità sta iniziando a scricchiolare.
Alessandro Benetton, attraverso la sua private equity 21 Partners, ha deciso di intraprendere il business dei cinema multisala, siglando un accordo con Mediaset: in questo modo viene a crearsi un vero colosso del settore, che unirà le attività di Medusa Multisala e di Warner Village Cinema. Per essere più precisi, le indiscrezioni finanziarie parlano di una linea di credito da 50 milioni di euro che è stata concessa a 21 Partners da Intesa e Unicredit. Nel frattempo, Telecinco, emittente iberica controllata dalla stessa Mediaset, è riuscita a tornare leader negli ascolti televisivi spagnoli: lo share medio del canale televisivo, favorito soprattutto dalla trasmissione delle partite di calcio della recente Confederations Cup, è stato pari al 15,9% a giugno, battendo la concorrenza di Tve-1 e Antena 3.
I capi di imputazione aperti dalla procura di Roma complicano ora la vicenda dell’acquisizione dell’As Roma: manipolazione del mercato e aggiotaggio informativo, ecco cosa ha insospettito la procura in merito ai ripetuti eccessi al rialzo del titolo della società giallorossa. L’indagine viene a svilupparsi in un momento delicato per le sorti dell’acquisto della società e si riferisce all’interesse mostrato dalla cordata guidata da Vinicio Fioranelli, agente della Fifa, pronto da tempo a rilevare le quote di proprietà della famiglia Sensi. Dopo un anno, dunque, la storia si ripete, visto che già nel caso dell’ipotesi di acquisto della As Roma da parte del magnate George Soros nel 2008, venne aperto un fascicolo sempre sulle eccessive oscillazioni in Borsa. Tra l’altro, non bisogna dimenticare che la vicenda è già attentamente monitorata anche dalla Consob.
L’ultima chiusura delle contrattazioni presso la borsa di Tokyo ha fatto registrare un lieve calo: l’indice Nikkei, infatti, ha perso circa lo 0,2% e questo declino è stato causato dai ribassi di alcuni titoli nipponici, come Orix e All Nippon Airways, società per le quali è ora prevista l’offerta di nuove azioni. A seguito di questo ribasso, lo stesso Nikkei si è attestato a quota 9.939,93 punti. A far parlare molto sulle piazze asiatiche è stato poi anche l’andamento del prezzo del greggio, che è tornato sopra i 70 dollari al barile. La situazione riflette da vicino i timori provati dai consumatori nei confronti della ripresa economica; il Wti (West Texas Intermediate) ha mostrato un progresso dello 0,4%, mentre il Brent ha guadagnato 0,65 punti percentuali.