Bini Smaghi lascia la Bce per un incarico ad Harvard

 Lorenzo Bini Smaghi si dimetterà dal suo ruolo di membro del board esecutivo della Banca Centrale Europea entro la fine di quest’anno: la sua posizione era stata fortemente criticata dal governo italiano e da quello francese, alla luce della nomina di un altro italiano alla guida dell’Eurotower di Francoforte, Mario Draghi. In realtà, il mandato dell’economista toscano dovrebbe terminare tra due anni, a maggio del 2013, ma ha accettato una offerta proveniente direttamente dall’università americana di Harvard che comincerà appunto il 1° gennaio del prossimo anno. Lo stesso Draghi ha voluto ringraziare espressamente Bini Smaghi per i suoi preziosi contributi nel campo degli affari economici e monetari, sia a livello europeo che a quello internazionale.

Piazza Affari: il recupero dopo il crollo

 Torna in quota Piazza Affari che ha metà seduta si trova ad aver recuperato poco più del 50% del range di discesa di ieri. Il rialzo del 2.74% non fa’ certo gridare al miracolo e la situazione generale resta esattamente quella di ieri e dei giorni precedenti. Forte negatività quindi fintanto che non verranno recuperati i top relativi a 16000 e superati in close daily, con il settore bancario a fare da supporto indicando l’inizio della ripresa.

Un segnale positivo però arriva ed apre la strada per le view rialziste che fino a ieri sembravano decisamente più lontane; il minimo di questa mattina (coincidente con il bottom della giornata di ieri) segna la fine del primo tracy dell’intermedio in corso e pertanto sempre su quel minimo è iniziato il secondo ciclo settimanale che ora punterà direttamente a quota 16000 per il test di medio periodo.

Adobe Systems, nuovi licenziamenti per affrontare la concorrenza

 La Adobe Systems Incorporated, software house americana molto nota a livello mondiale per i suoi prodotti informatici, ha subito il peggior calo degli ultimi tredici mesi dopo aver annunciato il proprio piano di riduzione del personale: si tratta, nel dettaglio, di un taglio di ben 750 posti di lavoro, una mossa che dovrebbe essere volta a riassestare gli investimenti nel proprio settore. I licenziamenti in questione, i quali saranno attuati soprattutto nell’America settentrionale e nel continente europeo, verranno a costare tra gli 87 e i 94 milioni di dollari, come specificato dalla stessa compagnia di San Josè. Il reddito netto, quindi, potrebbe giungere fino a trentotto centesimi per azione, anche se le previsioni avevano parlato espressamente di un range compreso tra i quarantuno e i cinquanta centesimi.

Fiorino ungherese influenzato dalla crisi dell’eurozona

 Il fiorino ungherese e le altre valute che appartengono ai mercati emergenti sono state protagoniste del rallentamento monetario di ieri: in particolare, è stata soprattutto la paura che l’Italia sia la prossima vittima della crisi del debito dell’eurozona a farla da padrona, ma anche le pessime performance dei listini americani hanno influito in maniera negativa. C’è da aggiungere, poi, che queste divise “emergenti” hanno sofferto in modo piuttosto significativo nelle ultime settimane, dato che gli investitori internazionali hanno preferito andare oltre le posizioni più rischiose, con un contesto complessivo di incertezza che viene dominato dal futuro sempre più oscuro per quel che concerne i governi di Roma e Atene.

Piazza Affari: dov’è il problema e perchè l’azionario non deve spaventare

 Il Mercato azionario Italiano (che, non ci stuferemo mai di ricordare, è stato comprato dalla Borsa di Londra) con sede “storica” a Milano, se confrontato con il resto delle Piazze Europee risulta essere niente di più che un “mercatino” visti i volumi in gioco. Un confronto ad esempio con il Dax30, oppure il CAC40 francese sia come orari di apertura (per quanto riguarda i derivati) sia per quanto riguarda i volumi di scambio e le proposte sul book fa’ emergere la situazione estremamente precaria ed il disinteresse generale (e storico) verso Milano.

In sostanza quindi i movimenti di Piazza Affari, si al rialzo, sia al ribasso, sono al 90% correlati con il resto dell’Europa (che fa’ comunque riferimento al Dax30) e non frutto di situazioni particolari, a meno di non rientrare in quel 10% di movimenti assolutamente Italiani.

Alibaba e Softbank tentano l’assalto a Yahoo

 Alibaba Group Holding e Softbank Corporation sono in trattative con alcuni fondi di private equity per perfezionare l’offerta nei confronti di Yahoo, in quella che ormai è una “telenovela” lunghissima: l’intenzione delle due compagnie è quella di assicurarsi le partecipazioni in possesso del colosso di Sunnyvale, ma la loro impazienza è giunta ormai a livelli altissimi, visto che non si riesce a districarsi da questa matassa così complicata. La strategia congiunta è dunque ben precisa, si tenta di collaborare in maniera più stretta possibile con quei partner che ancora non hanno siglato delle intese col motore di ricerca statunitense, in modo da dar vita a un’offerta sostanziosa e irrinunciabile.

Cina, l’inflazione comincia a rallentare

 Il tasso di inflazione fatto registrare dalla Cina a ottobre è stato il più basso in assoluto degli ultimi cinque mesi: questo rallentamento dell’indice dei prezzi al consumo è stato agevolato, in particolare, dai moderati guadagni che sono stati conseguiti dai prezzi alimentari, i quali hanno fornito ai policy makers un nuovo spunto per sostenere la relativa crescita economica. Nel dettaglio, l’inflazione della seconda economia mondiale è cresciuta di 5,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo di un anno fa, come hanno chiaramente messo in mostra le statistiche cinesi. Molti analisti si erano invece sbilanciati con un valore decisamente più alto (6,1%), mentre anche i prezzi della produzione hanno subito dei ricavi inferiori alle attese.

Piazza Affari: i titoli del giorno a Milano

 Giornata positiva e tutto sommato tranquilla quella di oggi, Martedì 8 Novembre; a Piazza Affari il FTSE-Mib è in guadagno del 2.44% al momento e nonostante il recupero sia incerto l’indice promette di chiudere ben sopra la parità e forse anche al di sopra degli attuali valori; la divergenza con il Dow Jones è risultata essere positiva e la resistenza a 15750 è stata facilmente superata per un ritorno immediato a 16000 punti dove invece passa il livello daily valido in close di giornata.

Al momento a guidare il rally è proprio il settore bancario che totalizza un guadagno di oltre il 3% totale; Intesa SanPaolo in cima alle blue-chips recupera il 5.61% seguita da Unicredit con il 4.55% di guadagno. Ubi Banca infine (+2.79%) completa il “tris” di istituti bancari che nella giornata di oggi saranno sotto strettissima sorveglianza; l’eventuale perdita del supporto a 15750 sull’indice di riferimento italiano infatti invertirebbe le aspettative girando la tendenza al ribasso, e proprio questi tre titoli sono quelli che potrebbero accusare le conseguenze più gravi.

Ue, a dicembre prenderà forma il fondo di salvataggio

 I ministri finanziari europei sono pronti ad avviare l’ormai celebre fondo di salvataggio già a partire dal prossimo mese di dicembre: l’intento è soprattutto quello di venire incontro a Italia e Grecia e alla loro crisi del debito. In particolare, ad Atene è stato espressamente richiesto di fornire un’accettazione scritta dei termini del sostegno finanziario, in modo da ottenere una linea di prestito da otto miliardi di euro entro la fine di questo mese, mentre il nostro paese deve dimostrare che le promesse scritte nella lettera di intenti possono diventare anche realtà concrete.

Ferrari, dati più che positivi dall’ultimo cda

 Il cavallino è sempre più rampante e la Ferrari non può che risentirne in maniera positiva: la celebre casa automobilistica di Maranello ha fatto registrare un fatturato davvero importante nei primi nove mesi di questo 2011, mettendo in luce, in particolare, dei buoni ricavi (quasi il 19% di rialzo) e delle ottime consegne (+12,3%). Anche gli altri indicatori economici, comunque, hanno mostrato un andamento più che positivo, come, ad esempio, l’utile della gestione ordinaria, ancora più importanti se si considera che sono stati conseguiti in un periodo finanziario così difficile. Le stime in questione, inoltre, sono state rese note dal consiglio di amministrazione della Ferrari, a cui era presente anche il numero uno Luca Cordero di Montezemolo.

Piazza Affari: direzione rialzista, ma non è per i “rumors”

 Ancora una volta tutte le fonti di informazione Italiane vanno a ricercare il motivo dei movimenti dei mercati (in questo caso positivi) all’interno del Paese stesso; si arriva quindi a dire che il rialzo avuto dopo l’apertura leggermente negativa sia frutto delle probabili dimissioni del Premier Italiano. Una notizia del genere invece, non confermata, potrebbe al massimo “congelare” i mercati fino alla sua conferma o smentita anche se difficilmente il Mib potrebbe restare slegato dal movimento degli altri indici Europei anche in quell’occasione.

La verità è che la nostra Piazza Affari (che, lo ricordiamo, praticamente è stata comprata dalla Borsa di Londra) segue semplicemente il movimento degli altri mercati Europei, che influenza con il movimento di tutti i titoli quotati. La ripresa conferma la ciclicità dell’indice di Bandiera ed i livelli di intervento restano esattamente quelli definiti nell’analisi di ieri che adesso acquistano ancora più importanza visto che derivano proprio dall’analisi ciclica.

Occupy my wallet: ci si indigna anche trasferendo i risparmi

 Le opzioni per mostrare il proprio risentimento nei confronti di Wall Street sono davvero moltissime e ora stanno coinvolgendo persino le linee di credito messe a disposizione dalle principali banche americane: gli attivisti in questione consigliano dai siti web di trasferire i risparmi in questione dai conti correnti alle cosiddette Credit Union (come avvenuto appunto in questi ultimi giorni con il Bank Transfer Day promosso dalla ventisettenne Kristen Christian), ma vi sono anche altre delle alternative molto interessanti. Ad esempio, si parla diffusamente di investimenti che andrebbero a costituire una vera e propria rivolta, come i fondi a basso costo e quelli mutualistici.

Borse di Tokyo e Osaka, la fusione è più vicina

 Tokyo e Osaka sono due delle principali città del Giappone: i loro destini saranno ora ancora più accomunati da questioni di tipo finanziario, visto che le due rispettive borse valori, vale a dire il Tokyo Stock Exchange Group Incorporated e l’Osaka Securities Exchange Company, hanno avviato i negoziati finali che dovrebbero dar vita a un nuovo operatore unico, un vero e proprio colosso della finanza nipponica. L’unione fa la forza verrebbe da dire e in effetti la piazza finanziaria della capitale asiatica rappresenta il terzo mercato al mondo per quel che concerne lo scambio di titoli azionari; nel dettaglio, sarà proprio quest’ultimo a offrire un acquisto compreso tra il 50 e il 66% della stessa Osaka, come riportato dal giornale giapponese Nikkei.