Soffre l’export orientale e chiudono in rosso le borse asiatiche. Toyota perde il 10,35%

La crisi che sta investendo l’economia mondiale è davvero di vastissime proporzioni. Lo dimostrano le grandi difficoltà in cui verte l’export orientale, che da sempre primeggia in particolare nei settori della tecnologia e dell’automobile. La crisi finanziaria, infatti, ha determinato un forte crollo della domanda sia in Oriente ma soprattutto in Occidente. A questo si va a sommare la ripresa della moneta giapponese nei confronti del dollaro e dell’euro. Lo yen si è rafforzato con il cambio euro/yen che si attesta attorno a 126,45 e quello dollaro/yen che si aggira attorno a 98,50. Le aziende esportatrici giapponesi, dunque, sono in crescente difficoltà, penalizzate dal rafforzamento dello yen e dai timori di una recessione. Tutto questo ha influito sull’andamento delle borse asiatiche, neutralizzando i buoni risultati ottenuti ieri dopo la vittoria di Barack Obama.

La Bce, come è nel suo stile, è più prudente della Boe e abbassa i tassi dello 0,5% e le Borse soffrono

 Le Borse si interrogano sull’inatteso taglio dell’1,5% ai tassi di interesse di riferimento da parte della Banca d’Inghilterra e reagiscono subito benissimo sperando che possa esserci qualche sorpesa in questo senso anche da parte della Bce. Invece i signori di Francoforte non hanno abbandonato la loro proverbiale prudenza, malgrado la situazione sia ormai quasi ovunque indirizzata verso la recessione, e hanno mantenuto la loro politica dei piccoli passi, con un taglio di 0,50 punti dei tassi, come previsto da tutti gli analisti, portando il tasso di riferimento a 3,25%. La Banca centrale inglese invece, ha lasciato tutti di stucco con un abbassamento molto più forte del previsto, i tassi sono stati portati al 3% dal 4,5%, gli economisti si aspettavano una riduzione dello 0,5% a 4%. I mercati finanziari scommettevano per lo più in un taglio di 75 punti base, mentre in un sondaggio Reuters dello scorso 4 novembre, 45 economisti sui 62 interpellati prevedevano un taglio di 50 pb, 7 vedevano un taglio di 75 pb e 10 lo prevedevano di 100 pb.

Con la crisi le vendite di quotidiani economici sono salite vertiginosamente, ma la raccolta pubblicitaria cala inesorabilmente

 La profonda crisi finanziaria in atto, alimentando sete di informazione in tempo reale ma anche desiderio di approfondimento su temi economici specifici, ha creato un’occasione senza precedenti per la stampa economica e per i siti web delle testate generaliste. Dall’inizio di settembre le vendite di quotidiani come Sole 24 Ore, Milano Finanza, Finanza Mercati e Libero con il suo inserto economico Libero Mercato sono aumentate in modo consistente. Questo effetto della crisi è reso ancora più evidente dall’esplosione dei ‘click’ registrati dai siti web delle stesse testate o dal ‘canale economia’ del Corriere.it – per non parlare di televisioni come la Cnbc, da sempre molto attente alla finanza.

Generalmente, quando l’economia va bene, la gente vuole
investire i propri risparmi: è allora che il pubblico delle testate come la nostra si allarga. Invece nelle fasi di mercato debole di solito perdiamo lettori,

ha spiegato a Reuters Alessandro Bompieri, direttore generale all’area editrice del Sole 24 Ore.

Scende anche il mercato USA: la fine della recessione non è vicina. I calcoli di Bloomberg

 Si è già spenta l’euforia portata sul mercato dall’elezione di Obama. Nell’ultima seduta di contrattazioni l’indice S&P 500 ha perso più del 5%, annullando quindi il +4,1% del giorno precedente. A spingere le vendite sono state le brutte notizie pubblicate in giornata, venute a ricordare che la recessione non è ancora passata. Secondo ADP Employer Services il mercato del lavoro USA ha perso a ottobre 157’000 unità (non accadeva dal 2002), mentre l’industria dei servizi si sta contraendo ad una velocità che non ha precedenti (stime dell’ Institute of Supply Management). In giornata poi si è espressa anche Meredith Whitney; l’analista di Oppenheimer che per prima ha previsto lo scoppio della crisi ha parlato ieri di un imminente calo del mercato dei prestiti ed in particolare del settore delle carte di credito. Sempre secondo Whitney le proposte di Obama in merito ai mutui potrebbero danneggiare le banche riducendone l’appetito per il rischio. Forte calo anche per il petrolio, sceso a 65 dollari al barile dai 70 di ieri.

Con la vittoria di Obama giù le borse europee ma per gli analisti il nuovo presidente farà bene alle Borse mondiali

Barack Obama ha vinto le presidenziali americane ed è il nuovo presiedente degli Stati Uniti d’America. Mentre le borse asiatiche hanno reagito positivamente alla vittoria del candidato democratico negli Usa, con gli indici che sono balzati ai massimi da tre settimane, sui mercati d’Europa prevale, invece, la debolezza con i maggiori titoli in forte calo (Francoforte -2,08%, Parigi -2,68%, Londra -2,47%). Anche a Milano Piazza Affari è negativa, con gli indici in ribasso di oltre l’1%. Nel dettaglio l’S&P/Mib perde l’1,15%, il Mibtel cede lo 0,86% e le All Stars sono in ribasso dell’1,14%.  A livello settoriale, soffrono soprattutto le banche con Intesa Sanpaolo che segna un -2,28%, Mediolanum che cala dell’1,18% e Unipol in discesa dello 0,29%. Seduta negativa anche per la borsa americana.

Con la vittoria Obama finisce definitivamente l’era della deregulation economica di Greenspan,

 Il nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama potrebbe cambiare le regole finanziarie ereditate dall’era Greenspan, sostenuto da una solida maggioranza democratica al Congresso e dalla rabbia del popoloamericano per l’attuale crisi del sistema del credito. I sondaggi hanno mostrato che è stata l’economia il fattore decisivo per la vittoria di Obama sul repubblicano McCain, dando al nuovo presidente un chiaro mandato per realizzare quanto annunciato in campagna elettorale.

In un momento come questo, non possiamo affrontare altri quattro anni di incremento della spesa, tagli delle tasse indiscriminati o la totale mancanza di tutele regolamentari che lo stesso ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ha ora giudicato un errore,

ha scritto Obama sul Wall Street Journal questa settimana.

Obama presidente: salgono i mercati, ma la situazione USA resta critica

 Le elezioni presidenziali portano forti rialzi anche a Wall Street. Ieri l’S&P 500 ha chiuso in rialzo del 4,1%, un rialzo del genere in concomitanza dell’elezione di un presidente non si era mai verificato da quando ha aperto il Nyse. La vittoria di Obama era data quasi per certa e quindi il mercato ha subito cercato di valutare il risultato politico. Da oggi presidenza e congresso tornano ad essere entrambi in mano ai democratici, sarà quindi più facile portare avanti una politica anti-crisi, senza gli scontri tra fazioni a cui abbiamo assistito durante il dibattito sul piano Paulson. Obama ha in mente un nuovo pacchetto da 175 miliardi di dollari a sostegno dell’economia: denaro che servirà a costruire nuove infrastrutture, a sostenere i soggetti più colpiti dalla crisi dei mutui, ad aiutare i produttori di automobili etc. Altre risposte però dovranno arrivare, a partire dalla crisi dei mercati (il cui sviluppo è ancora imprevedibile), dalle missioni militari e dalla crisi ambientale.

Istat: 7, 5 milioni i poveri in Italia nel 2007

Non sembra volersi sradicare la povertà in Italia. Secondo il rapporto dell’ Istat sulla povertà in Italia nel 2007, si trova in condizioni di povertà relativa circa l’11% delle famiglie residenti pari a  ben 2 milioni 653mila, con 20 mila famiglie in più rispetto all’anno 2006. Sono, quindi, 7 milioni 542 mila i poveri in Italia, pari al 12,8% della popolazione complessiva. Il fenomeno, che si è mantenuto stabile negli ultimi cinque anni, è maggiormente diffuso nelle regioni del Sud Italia dove si calcola che l’incidenza della povertà, circa il 22,5%, sia 4 volte superiore di quella registrata nel resto della penisola. Tra le regioni più colpite il primato spetta alla Sicilia e alla Basilicata con, rispettivamente, il 27,6% e 26,3%. Secondo i dati pubblicati dall’Istat, la povertà è più diffusa nelle famiglie numerose, con la presenza di tre o più figli, in particolare minorenni, ed inoltre, è legata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali e al mancato inserimento nel mercato del lavoro.

Per Saipem report positivi di Ubs e Morgan Stanley: è il miglior petrolifero per fronteggiare la crisi

 Secondo Morgan Stanley ed Ubs, Saipem risentirà meno della concorrenza della caduta del prezzi del greggio, in quanto il suo portafoglio ordini è robusto, le sue capacità industriali riconosciute e la sua struttura finanziaria più che solida. Il titolo è caduto la settimana scorsa sui minimi dal gennaio del 2006 ed a questi prezzi incorpora uno scenario catastrofico che non avrebbe eguali nella storia recente dell’industria petrolifera. Entrambe le banche d’affari consigliano di acquistare il titolo. Le due banche d’affari hanno lavorato con energia sulle loro valutazioni per aggiornarle alla caduta del prezzo del greggio ed al peggioramento del quadro macro economico. La revisione è stata brutale e Ubs ha deciso, mediamente, un dimezzamento del target price delle società del settore. Morgan Stanley ha abbassato meno, ma solo perché aveva aggiornato di recente le sue aspettative. I due report concordano su molto aspetti e traggono anche le stesse conclusioni su Saipem: a 15 euro, dopo una discesa del 44% dall’inizio dell’anno, il titolo è da comprare perché sconta una caduta delle nuove commesse e pesantissime cancellazioni di ordini, eventi che contrastano con quanto comunicato dalla società in occasione della trimestrale.

Il Financial Times vede la bufera abbattersi sull’Europa

 Secondo il Financial Times nuvole, pioggia e lampi sono destinate a imperversare sui cieli europei nei prossimi mesi, in un parallelismo tra previsioni economiche e meteorologiche che fa ben capire quali sono stati gli effetti della crisi finanziaria sull’economia reale. In questo grafico (per vederlo è necessario iscriversi gratuitamente al sito del Financial Times) si possono vedere le previsioni di crescita per gli stati europei in chiave appunto di previsioni meteo. Per fare un esempio sull’Italia sono presenti nuvole cariche di pioggia, segno che le prospettive di crescita sono decisamente negative (crescita 0 per il 2008 e il 2009). Significativo poi è il confronto con le previsioni fatte ad aprile e a luglio: a colpo d’occhio possiamo notare un forte e continuo peggioramento dello scenario per tutti i paesi con l’Italia che è passata da +1,1% nelle stime di aprile all’attuale +0%.

Le Borse tifano Obama, in caso di sua vittoria è probabile un nuovo rimbalzo

 Non ci sono ragionamenti politici, analisi dei programmi, valutazioni degli uomini che saranno chiamati a guidare l’economia. Non c’è nulla di questo nella conclusione che tutti a Wall Street facciano il tifo per Obama, ma una semplice analisi statistica, per quello che nella finanza esse possono contare. Le Borse di tutto il mondo potrebbero accelerare il rimbalzo in corso in questi giorni se nelle elezioni di domani Barack Obama vincerà su John Mc Cain, è questo il verdetto che tutti gli esperti di analisi finanziaria hanno decretato già da qualche giorno. E secndo alcuni già dietro il rimbalzo di questa ultimi giorni, ci sarebbe stata anche la spinta dei sondaggi che danno il candidato democratico in netto vantaggio sul rivale reppubblicano. Obama si è accreditato come l’uomo della speranza, il simbolo del cambiamento, e tutti gli investitori sanno quanto sui mercati finanziari c’è voglia di cambiamento. malgrado una sua certa inensperienza in campo economico, il volto nuovo di Obama potrebbe rappresentare un vero punto di svolta per gli ormai sfiduciati mercati finanziari.