Italia si schiera con Fiat in materia di emissioni di Co2, ma in Europa è in minoranza

 L’Italia si è schierata ieri al fianco delle case produttrici di utilitarie come Fiat , rifiutandosi di seguire la strada intrapresa da Francia, Germania e Gran Bretagna attraverso un accordo per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Gli ambasciatori Ue sono riusciti a raggiungere un accordo per inserire gradualmente dei limiti alle emissioni di gas nocivi entro il 2015, rafforzando un accordo firmato da Francia e Germania in giugno, e ora potranno, assieme al Parlamento europeo, raggiungere un accordo finale quest’anno. Non è stata raggiunta invece un’intesa per stabilire l’ammontare delle multe da comminare ai produttori di auto che non rispettano questi limiti, dopo che Roma ha difeso strenuamente i produttori italiani.

Crediamo di non essere molto distanti da un accordo, ma non siamo ancora al punto da accettare la loro offerta. Non è stata colmata ancora la differenza,

ha detto una fonte del governo italiano.

Cai presenta l’offerta vincolante, malgrado il no di alcuni sindacati, ecco perchè questo può rappresentare un importante punto di svolta

 Al termine di una giornata convulsa per le sorti di Alitalia, Cai, la compagnia guidata da Roberto Colaninno, ha fatto sapere di aver presentato l’offerta vincolante per acquisirne beni e asset e, in serata, Lo stesso Colaninno ha detto di aspettarsi una risposta dal commissario di Alitalia “in settimana”. Dopo una giornata che ha visto la situazione precipitare fino alla seria possibilità che la trattativa fallisse definitivamente e con essa la compagnia di bandiera, il lavorio diplomatico di Letta è riuscito a fare il miracolo. Ma quello che secondo noi occorre sottolineare è che forse per la prima volta nella storia del nostrro paese una trattativa non si arena malgrado non vi sia l’accordo completo dei sindacati.

Per Eni risultati superiori alle attese e il titolo vola

 Eni chiude il terzo trimestre 2008 con risultati superiori alle attese sia a livello operativo che di utile netto. L’Ebit adjusted è salito a 6,2 miliardi eu (+46% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato, +11% sul trimestre precedente e sopra le attese di 5,8 miliardi). L’utile netto è aumentato a 2,89 miliardi(+53% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato, +25% sul trimestre precedente e sopra i 2,4 miliardi attesi). Nelle singole divisioni: per l’E&P (estrazioni e produzione) l’Ebit è cresciuto a 5,285 miliardi (+60% rispetto all’anno passato, +6% sul trimestre precedente e sopra i 4,9 miliardi stimati). Per il settore G&P (gas&power) l’Ebit è salito a 564 milioni, nella Petrolchimica l’Ebit si attesta a ?59 milioni eu, infine per l’Engineering si è fissato a 276 milioni eu. L’utile adjusted ha beneficiato anche di un livello di tassazione inferiore alle attese degli analisti (51,9% contro il 55% stimato). Per quest’anno il gruppo si attende una produzione in crescita del 3% rispetto all’anno passato.

Dollaro scende ancora dopo i dati del Pil americano probabile ora un rally di euro e sterlina

 ll dollaro, che aveva accelerato contro lo yen dopo i dati sul Pil americano risultati migliori delle attese, verso le 14,40 si indebolisce contro le principali valute.

Il dato sul Pil Usa è stato negativo ma non orrendo, meglio di quello che ci aspettavamo. A questo punto qualsiasi numero che non sia disastroso è considerato positivo per gli asset rischiosi e negativo per dollaro e yen,

dice Boris Schlossberg della GFT Forex di New York. L’analista è scettico sulla sostenibilità del rally delle borse e delle valute ad alto rendimento come l’euro, la sterlina e il dollaro australiano. Queste monete hanno visto un forte rally innescato da ricoperture di posizioni corte negli ultimi giorni contro il dollaro e non so quanto ancora potranno salire. C’è una forte resistenza a 1,32 euro/dollari”, conclude. Dopo i grossi cali registrati la scorsa settimana recupera terreno quindi, come detto, anche il dollaro aurstraliano rispetto a quasi tutte le altre valute.

Con la crisi finanziaria in Russia è cominciata la resa dei contri fra gli oligarchi russi

 Putin una volta asceso al potere fu subito chiaro con gli oligarchi, facendo capire con alcune mosse che solo se loro lo appoggiavano e non si mettevano in testa strane mire avrebbero potuto continuare ad arricchirsi senza problemi, in caso contrario per loro la vita in Russia sarebbe stata assai difficile. Il governo attualmente controlla circa il 44% della produzione di greggio e tutta l’esportazione di gas naturale. Negli anni successivi ai primi anni 90, il numero di miliardari in dollari è cresciuto da una manciata a più di 100, questo grazie alla ascesa quasi inarrestabile delle materie prime, greggio e gas in testa e la proprietà delle aziende si apriva alle partnership con investitori stranieri. Ora, con la grave crisi finanziaria, i ruoli si sono drammaticamente, per gli oligarchi, invertiti. E molti miliardari russi hanno visto con la crisi finanziaria patrimoni andare letteralmente in fumo.

Nuove mosse contro la crisi: la Fed riduce i tassi, la FDIC si muove contro i pignoramenti

 Proseguono gli sforzi da parte delle istituzioni USA nel tentativo di porre le basi per la fine della crisi. Ieri si sono mosse sia la Federal Reserve che la FDIC. La Fed di Ben Bernanke ha ridotto i tassi di interesse di 50 punti base, portando l’obiettivo per i tassi overnight all’1%, il più basso dal giugno 2004. L’intervento di ieri era nell’aria ed è stato giustificato dalla necessità di sostenere i mercati finanziari, troppo colpiti dalla crisi e potenzialmente in grado di portare ulteriori riduzioni nella spesa, cosa che deteriorerebbe le prospettive di crescita dell’area USA. Parlando poi dell’inflazione la Fed ha dichiarato che per il quarto trimestre è atteso un rallentamento  dell’indice dei prezzi dovuto sia al forte calo delle commodities che al cattivo andamento della crescita. Se l’inflazione risultasse effettivamente in rallentamento potremmo assistere ad un ulteriore taglio dei tassi.

Vendite on line per il periodo natalizio previste in calo, pesano i dati deludenti di Amazon

 Le vendite online cresceranno in Usa per il periodo natalizio del 12%, il tasso di crescita più basso mai registrato, secondo le stime di una rapporto diffuso oggi redatto dall’istituto Forrester Research.
Circa un terzo di coloro che fanno acquisti online — secondo il rapporto — intende spendere meno a novembre e dicembre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.”I prezzi inflazionati sui beni di base, i freni al credito e il crescente numero di licenziamenti nelle aziende stanno avanzando pressioni economiche che necessitano di previsioni ammorbidite”, dice il rapporto. I consumatori statunitensi hanno cercato di risparmiare quest’anno in vari settori, nel periodo del credit crunch, della crisi immobiliare e del terremoto finanziario che ha colpito i mercati di tutto il mondo Wall Street tiene sott’occhio le previsioni per la stagione delle vacanze natalizie, che contribuiscono per il 40% al fatturato annuale dei rivenditori, online e non.

Il caso Volkswagen in Borsa spiega molto bene l’assurda situazione creata dal mercato dei derivati

 Il caso del titolo Volkswagen, che in due sedute ha guadagnato il 220%, trascinando con se il listino di Francoforte fino al + 11,6% , e arrivando per pochi minuti ad essere la prima societa al mondo per capitalizzazione, è emblematico per dimostrare ancora una volta che gran parte dei movimenti recenti dei mercati azionari non è spiegabile solo con il peggioramento delle condizioni macro, ma anche e soprattutto con gli eccessi degli strumenti derivati. Volkswagen guadagna il 530% dall’inizio dell’anno senza alcuna motivazione apparente di tipo fondamentale. Secondo gli esperti a guidare la folle corsa del titolo degli ultimi giorni ci sono solo ragioni tecniche. Fatto scatenenate della bagarre intorno al titolo è stata l’annuncio dell’intenzione di Porsche a sorpresa di arrivare a controllare il 75% del capitale di Volkswagen. Ciò significa che al 42% già posseduto aggiungerà le azioni che derivano dall’esercizio di tutte le opzioni d’acquisto in circolazione (corrispondenti a un altro 31,5% del capitale), costringendo gli intermediari a chiedere la consegna delle azioni Volkswagen.

Luxottica alla prova dei risultati, gli analisti sono scettici sulla tenuta ma il sentiment rimane positivo

 Questa sera, dopo la chiusura dei mercati, Luxottica alzerà il velo sui conti del terzo trimestre. Occhi puntati quindi sul leader mondiale dell’occhialeria che potrebbe aver risentito della contrazione dei consumi negli Stati Uniti, suo principale mercato, dove realizza in dollari più del 70% del fatturato totale. Nonostante il contributo positivo della recente rivalutazione del dollaro (+16% contro l’euro nell’ultimo mese), Luxottica potrebbe avere difficoltà nel centrare i propri obiettivi 2008 e allo stesso modo ci potrebbero essere problemi anche per il 2009. A dirlo sono alcune delle maggiori banche d’affari che, secondo un sondaggio condotto da Bloomberg, prevedono un incremento del 7,8% dei ricavi del terzo trimestre, pari a 1,24 miliardi di euro rispetto a 1,15 miliardi dello scorso anno; le stesse stime indicano un utile netto in calo del 7,9% a 103,1 milioni di euro rispetto ai 112 milioni dello stesso periodo del 2007.