Banche europee -21% in borsa negli ultimi tre anni

Il settore bancario europeo è da tre anni sotto i riflettori, in quanto la crisi dei debiti sovrani – esplosa definitivamente nella primavera del 2010 – ha fatto emergere una forte esposizione verso i paesi maggiormente indebitati e a rischio default, senza contare le difficoltà dell’economia europea che si avvia a chiudere l’anno in corso in recessione. L’ufficio R&S di Mediobanca ha studiato l’andamento di 20 grandi banche europee negli ultimi tre anni e ha riscontrato che il valore di borsa medio è sceso del 21,2% da novembre 2009 ad oggi.

Banche europee più rischiose nel 2012

 Il recente taglio del rating di Moody’s su 6 banche tedesche e 3 austriache ha portato ad un nuovo aggiornamento della mappa dei rischi nel settore bancario europeo, mentre l’ultimo downgrade su uno stato sovrano è stato quello di Fitch che ha declassato la Spagna al livello BBB da A. La scure delle agenzie di rating, intervenute in numerose occasioni negli ultimi mesi, la richiesta di continui adeguamenti di capitale da parte dell’Eba e la sfiducia dimostrata dagli investitori sono i fattori che stanno impattando negativamente sul settore del credito europeo.

EBA chiede a banche europee un rafforzamento di capitale

 Una consistente iniezione di capitale é quello che ci vuole per affrontare questo periodo di austerità: l’EBA (Autorità bancaria europea) ha aggiornato la direttiva di ricapitalizzazione per le banche europee. Meno di due mesi fa era stata chiesta una ricapitalizzazione da 106 miliardi di euro, che ora passa a 114,7 miliardi. Nello specifico Unicredit passa a 7,974 miliardi di euro, MPS 3,267 a miliardi, Banco Popolare a 2,731 miliardi, Ubi Banca a 1,393 miliardi. L’unica banca che é stata esonerata é Intesa Sanpaolo: l’istituto non ha bisogno di ricapitalizzazione. Le altre banche banche invece dovranno incrementare il patrimonio reperendo nuovi capitali. Ma non solo istituti nostrani: l’Eba ha chiesto a ben 71 grandi gruppi bancari europei di rafforzare la posizione patrimoniale a causa soprattutto delle esposizioni verso gli emittenti sovrani. Un modo elegante per dire: se avete investito in titoli di stato, state all’erta perchè potreste ritrovarvi con un pugno di mosche.

Il piano francese per salvare le banche

E’ stato un fine settimana movimentato per le notizie economiche francesi. La notizia che ha scosso maggiormente il mondo economico francese, è stata data dal giornale transalpino “Journal du Dimanche”, il quale ha dichiarato che il governo francese starebbe pensando ad un piano di rilancio delle banche francesi, il quale prevedrebbe un immissione di contanti pubblici nel circuito bancario delle cinque principali banche francesi, tra cui BNP Paribas, Societe Generale e Credit Agricole.

G20: tremila miliardi per le banche europee e l’Efsf

 Tremila miliardi di euro sono una cifra importante e di sicuro impatto psicologico: si tratta dell’importo complessivo di cui potrà beneficiare l’Unione Europea, un piano di dimensioni gigantesche che avrà come obiettivo principale quello di perfezionare la ricapitalizzazione di sedici banche del Vecchio Continente e di incrementare le risorse finanziarie a disposizione del fondo salva-stati (l’European Financial Stability Facility). Soprattutto, si tratta di quanto stabilito e discusso in questi ultimi giorni dalle nazioni del G20 che si sono riunite a Parigi per tentare di affrontare in maniera ordinata l’attuale crisi e scongiurare a tutti i costi un default catastrofico della Grecia.

Stress test banche italiane, esame superato

 In linea con le attese, le principali banche italiane hanno superato agevolmente la prova degli stress test, tanto temuti ma anche tanto attesi dal mercato. Intesa Sanpaolo, Unicredit, il Banco Popolare, il Gruppo UBI Banca ed il Monte dei Paschi di Siena hanno infatti superato la prova a conferma di come i Gruppi bancari indicati abbiano attualmente le spalle larghe per sopportare nuovi scenari di crisi.

Banche italiane sono forti: stress test positivi e bassa esposizione all’estero

 I recenti stress test, positivi per il sistema bancario italiano, hanno confermato come gli istituti di credito nel nostro Paese, di sicuro rispetto a molti altri in Europa, godano di buona salute. Pur tuttavia, le difficoltà legate all’accesso al credito, tutt’ora esistenti, ed il rischio di una nuova fase di “quasi-recessione” a causa di una crescita economica a ritmi bassi ed ancora fragile, ha fatto riaffiorare i timori che a livello finanziario ci sia il rischio di un ritorno ai tempi bui, quelli in corrispondenza dei quali si è arrivati al clamoroso fallimento della Lehman Brothers. In linea di massima per le banche italiane non ci sono problemi, o almeno così dovrebbe essere, in virtù del fatto che i nostri istituti di credito sono più banche commerciali, meno banche d’affari, ed hanno una bassa esposizione all’estero.

Stress test cosa sono

 Sono attesi in data odierna, venerdì 23 luglio 2010, dopo la chiusura ufficiale delle Borse nel Vecchio Continente, i risultati dei cosiddetti “stress test” sulle banche europee più importanti, ovverosia quelle a più elevata capitalizzazione. Gli “stress test” per il sistema bancario europeo, sui quali anche gli Stati Uniti hanno fatto pressione affinché venissero sia effettuati, sia resi pubblici, forniranno una importante fotografia sullo stato di salute del sistema bancario europeo; le attese per l’Italia, in particolare, sono buone e, si stima, dovrebbero portare ad una promozione visto che i principali istituti di credito del nostro Paese soggetti al test (trattasi di Unicredit, Monte dei Paschi, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e Ubi Banca) hanno sofferto meno a causa della crisi e, comunque, nei mesi scorsi hanno effettuato delle operazioni di ricapitalizzazione e/o sono ricorsi al collocamento di obbligazioni per raccogliere mezzi freschi ed incrementare i propri indici di patrimonializzazione.

Il rischio contagio sconvolge i mercati in Europa, le banche centrali e i governi devono fare fronte comune e intervenire.

 Quello che sta succedendo questa mattina sui principali listini del vecchio continente, è metaforicamente parlando, come uno di quegli attacchi decisivi durante una lunga guerra, in cui uno dei due contendenti, in questo causa la paura o il panic selling, utilizzando un gergo borsistico, si prepara a sferrare forse uno dei più decisi attacchi contro l’avversario, in questo caso rappresentati dalla stabilità e dalla fiducia nei mercati, ormai scesa a livelli vicinissimo allo zero. Ecco perchè occorre, a questo punto, una pronta ed immediata controffensiva da parte delle istituzione finanziarie Europee, sulla scorta di quello che il piano di Paulson, sebbene con all’interno molte contaddizioni ed aspetti negativi, sembra essere per gli Sati Uniti.

Ubs ancora perdite legate ai mutui subprime, e la crisi non è finita

La banca svizzera Ubs ha annunciato svalutazioni sui mutui Usa per il valore di 19 miliardi di dollari, una cifra record. Già nel mese di febbraio aveva già svalutato per 18,5 miliardi, raggiungendo così cifra 37. E’ previsto un nuovo aumento di capitale di 15 miliardi di franchi svizzeri (che corrispondono perlopiù alla stessa somma in dollari). Per fare chiarezza ed evitare incertezze future Ubs ha scelto di rendere note subito tutte le svalutazioni, scelta premiata dalla Borsa: a Zurigo il titolo ha infatti guadagnato il 12%.

Il buco che si è creato è di 12 miliardi di dollari e per coprirlo parteciperanno all’aumento di capitale Morgan Stanley, Jp Mporgan, Bnp Paribas e Goldman Sachs. Nel mese di febbraio invece a “tappare il buco” era stato il fondo sovrano di Singapore. Nei primi tre mesi del 2008 Ubs si è impegnata nel ridurre l’esposizione sul mercato immobiliare statunitense, passando da 27,6 miliardi di dollari a 15.

Per risanare i propri profitti Ubs ha annunciato che creerà una divisione separata per occuparsi di questi assets, in modo da poter gestire le altre attività ed ottenerne profitti. Conseguenza delle svalutazioni anche le dimissioni del presidente del Cda Marcel Ospel, sostituito da Peter Kurer.