In base ad un documento pubblicato nelle scorse settimane da CRIF, il sistema di informazioni creditizie sul quale poggia il settore finanziario italiano, gli italiani ricorrono sempre più frequentemente all’accensione di un prestito personale per poter finanziarie l’acquisto di beni o servizi, oppure, molto più semplicemente, effettuare spese di carattere personale.
Il confronto col primo quadrimestre dello scorso anno, in tal senso, rende chiara l’idea di come sia mutato l’approccio verso il mondo dei finanziamenti: le richieste sono aumentate di oltre il 300%. Gli italiani, quindi, sono nuovamente pronti ad effettuare spese e consumi, dopo un anno, il 2020, segnato inevitabilmente dalla pandemia.

La crisi economica ha messo a nudo le debolezze strutturali dell’Italia, in particolare l’elevato debito pubblico e la disoccupazione dilagante, ma ora sta intaccando anche alcune certezze che fino a qualche tempo fa rappresentavano l’ancora di salvezza per la maggior parte delle famiglie italiane. Il riferimento va alla capacità di risparmio, che negli ultimi anni è stata intaccata quasi irrimediabilmente. Miliardi e miliardi di ricchezza accumulata negli anni è stata bruciata dalla crisi, in quanto gli italiani hanno dovuto attingere dai risparmi per far fronte a tasse, redditi in calo e aumento dell’inflazione.
Le banche italiane non dovrebbero restituire subito il denaro preso in prestito dalla BCE nel corso delle ultime aste di rifinanziamento, che l’istituto di Francoforte ha lanciato per la prima volta nell’estate del 2009 per dare ossigeno agli istituti di credito europei usciti malconci dalla crisi finanziaria generata dal crollo dei mutui subprime e di Lehman Brothers. Tuttavia, in quell’occasione la durata delle aste dell’Eurotower erano di breve durata fino a dodici mesi. Lo scoppio della crisi dell’euro ha reso necessaria una nuova mossa in tal senso.