Eni sotto attacco in Nigeria

Altra seduta negativa a Piazza Affari, dove spiccano solamente tre titoli tra le blue-chips italiane; Finmeccanica, che guadagna oltre il 5% salendo oltre quota 3.6800, seguita da Ansaldo STS (+2.65% al momento) e Luxottica, che continua per la sua strada raggiungendo l’obiettivo a 26.93.

Nella parte bassa del listino vi sono tutte le altre società a maggior capitalizzazione di Borsa Italiana, tra cui Eni, nel centro del mirino; la recente notizia dell’attacco agli impianti ENI in nigeria da parte del Mend non ha scosso il mercato ancora, ma dopo l’annuncio che questi avranno un seguito nei prossimi giorni il titolo potrebbe cominciare a risentirne.

Cos’è il MEND? il Mend è il Movimento di Emancipazione del Delta del Niger. Si tratta di un gruppo armato di militanti che lottano contro il governo federale nigeriano che rivendicano il possesso del Petrolio. L’esclusione completa dal mercato del petrolio dei diretti interessati (circa 14 milioni di persone in questo caso) ha acceso la furia dei militanti, che con l’azione di oggi dichiarano apertamente guerra ad Eni.

Barile a 134,70 dollari, euro scambiato a 1,563 dollari

Il barile Usa chiude con un aumento di 2,77 dollari le contrattazioni al Nymex, quotandosi a 134,70 dollari sui future di luglio. Il dollaro debole

Africa: è ora di investire nel continente nero?

Quando abbiamo parlato di mercati emergenti abbiamo detto che oltre ai BRIC, esistono tutta una serie di paesi, e mercati, in via di sviluppo, con buone potenzialità di crescita su cui è possibile investire giocando d’anticipo. E questi paesi non si trovano solo ad oriente, nel continente asiatico, o in quello sudamericano, bensì anche in Africa.

Il continente nero dopo secoli di sfruttamento e sottomissione sta forse cominciando ad alzare la testa? Il contesto geopolitico non è ancora ideale e la carenza di un quadro normativo in grado di proteggere gli investimenti ne fanno una realtà ancora tutta in divenire. Da non trascurare però la ricchezza di risorse naturali che caratterizza questo continente: il 30% dell’oro mondiale proviene da qui, così come almeno il 50% dei diamanti, per non parlare del platino.

E che dire del petrolio? L’oro nero africano appare spesso sottovalutato o sottostimato, come se il suo valore fosse inferiore a quello proveniente dal Medio Oriente. Ma non dimentichiamoci che la Nigeria è il sesto esportatore mondiale e riserve non quantificate perchè ancora da esplorare interamente sono presenti nel Golfo della Guinea, nell’area saheliana e nel Sudan.

Eni sbarca in America

Eni Spa ha annunciato ieri l’avvio dello sviluppo del giacimento di Nikaitchuq, nell’offshore dell’Alaska, nell’area di North Slope. L’estrazione di petrolio ad una profondità media di 3 metri riguarderà riserve recuperabili stimate per circa 180 milioni di barili di petrolio. Eni è in possesso del 100% degli interessi sul campo, grazie anche alle quote (30%) ottenute dall’acquisizione degli asset in Alaska di Armstron O&G. Il restante 70% proviene invece da Anadarko. Dopo l’annuncio Eni è salita in Borsa dell’1,37% a 22,15 euro.

L’operazione prevede un investimento di 1,45 miliardi di dollari, cifra molto più alta di quella di 900 milioni che Eni aveva annunciato nell’aprile del 2007, dopo aver ottenuto il pieno controllo dell’area. In un comunicato Eni ha confermato l’inizio delle operazioni e ha annunciato che la produzione di petrolio dovrebbe avere inizio a partire dal 2009. Nei piani dell’azienda sono previsti 70 pozzi. Il petrolio estratto sarà inviato ad un impianto di trattamento con la capacità di 40 barili al giorno e da lì trasportato alla rete di Kuparuk a 22 km di distanza e collegata al Trans Alaska Pipeline System.

Gazprom punta sulla Nigeria

L’africa è considerata nella strategia delle più importanti aziende produttrici di idrocarburi una area prioritaria di grande espansione. Fino ad oggi la Gazprom aveva avviato dei progetti nel nord del continente africano, inoltre in un progetto di scambio con l’azienda tedesca Basf otterrà una partecipazione in Libia. Questa compartecipazione è dovuta al fatto che le riserve di idrocarburi iniziano a scarseggiare, quindi le grandi aziende hanno bisogno di ottenere quote nei vari progetti produttivi mondiali.

Petrolio SuperStar

L’oro nero ha scelto la maniera migliore per salutare il nuovo anno. E’ successo al New York Mercantile Exchange (NYMEX) : un singolo lotto di 1000 barili di greggio della West Texas Intermediate è passato per 100.000 dollari, quindi 100 dollari a barile. Sembra proprio che il petrolio non segua più i principi tradizionali del mercato “Domanda” e “Offerta”, ma aspetti finanziari che condizionano i mercati. L’Opec (l’organo che rappresenta i paesi produttori di greggio) si dice sempre pronto rispetto ad un calo delle scorte con un eguale aumento di produzione.