Trimestrale Apple da record

 È boom di ricavi e di utili per Apple, che ha chiuso il primo trimestre fiscale con un utile netto pari a 13,06 miliardi di dollari, contro ricavi per 46,33 miliardi di dollari. Due numeri che hanno convinto tutti i principali stakeholders, e che hanno sorpreso perfino le più rosee attese degli analisti, che hanno visto stracciate le proprie previsioni sul giro d’affari e sul livello di redditività degli investimenti compiuti nella società di Cupertino. 

Stando a quanto annunciato Apple in un proprio comunicato, nel primo trimestre dell’anno fiscale l’azienda avrebbe infatti venduto ben 15,43 milioni di iPad, con uno sviluppo del 111% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Straordinari anche i dati di vendita degli iPhone, con un ammontare in termini assoluti pari a oltre 37 milioni di unità (per la precisione, 37,04 milioni), e con uno sviluppo di 128 punti percentuali rispetto a quanto effettuato nel 2011.

Decreto Liberalizzazioni firmato da Napolitano

 Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto Liberalizzazioni. La firma era attesa sul brevissimo termine, visto e considerato che il Capo dello Stato era al lavoro di ricognizione sul testo già durante la fase di bozza dello stesso testo. Un lavoro perfezionato e finalizzato al momento dell’arrivo del testo definitivo da parte della Ragioneria Generale dello Stato, che dà di fatto il via libera alla nuova fase dell’iter del provvedimento legislativo.

 Contemporaneamente alla firma del presidente della Repubblica, è stata portata alla luce una novità dell’ultima ora in merito ai pagamenti alle piccole e alle medie imprese che vantano crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione: dei 5,7 miliardi di debiti dello Stato nei confronti delle attività produttive italiane, che lo stesso di prepara a rimborsare nel brevissimo periodo, un massimo pari a 2 miliardi di euro saranno pagati utilizzando titoli di Stato con scadenza sul breve e medio termine.

Si allontana l’ipotesi opa per Impregilo

 Impregilo rimane al centro delle cronache finanziarie per conoscere il destino a cui andrà incontro: le indiscrezioni di stampa di ieri mettevano chiaramente in luce tre opzioni da sfruttare per quel che riguarda il gruppo Salini. In pratica, le alternative possibili riguardano il blocco di tutte le operazioni straordinarie e della quota di capitale (attualmente al 15-20%), la presentazione in assemblea e la richiesta esplicita di rinnovare i vari organi societari che la compongono e addirittura non viene esclusa nemmeno l’offerta pubblica di acquisto (opa) di tipo volontario, anche se per il momento si è piuttosto lontani dal limite del 30%. I costruttori romani sono infatti i primi azionisti della spa lombarda e sono ben consapevoli che qualsiasi tipo di operazione finanziaria (acquisto di titoli azionari in primis) deve essere opportunamente comunicata.

Coldiretti stima i danni economici degli scioperi dei camion

 Tir e camion di tutta Italia sono rimasti bloccati ai caselli autostradali per ben due giorni, uno sciopero e una protesta che hanno letteralmente paralizzato il paese, mettendolo in ginocchio da diversi punti di vista: in effetti, una delle conseguenze di questo evento poteva essere facilmente intuito, i danni economici dello sciopero cominciano già a farsi sentire. La Coldiretti ha stimato le perdite finanziarie del mancato trasporto di merci e prodotti agricoli, un tipico compito dei camionisti. Nello specifico, si tratta di oltre cinquanta milioni di euro in cibi e alimenti che sono andati persi o che rischiano la deperibilità a causa della mancata conservazione. Latte, frutta e verdura sono i beni maggiormente minacciati, con le aziende agricole del nostro paese che possono cominciare a preoccuparsi del fatto che essi non raggiungeranno gli esercizi commerciali e i negozi.

Nuove previsioni Italia 2012

 A fronte dell’andamento degli ultimi giorni a Piazza Affari (ma anche nel resto dell’Eurozona) si sta valutando una revisione delle previsioni riguardanti il 2012; l’FMI aveva dato ormai per certo che il 2012 sarebbe stato un anno di recessione così come il successivo 2013, con crolli del PIL ed aumento spropositato del peso del debito pubblico per l’Italia stessa. Dopo la serie di rialzi che ha messo a segno il mercato Italiano e la serie di ribassi sullo spread btp-bund si comincia a vociferare di una riduzione delle previsioni da 1 anno a 3 mesi circa.

Se la tendenza fosse consolidata (senza considerare per il momento Euro/Dollaro su cui le previsioni diventano ora indipendenti rispetto ai mercati) e nei giorni seguenti assisteremo ancora ad un recupero di quota 16000 sul FTSE-Mib allora effettivamente potremmo pensare che nei prossimi due mesi e mezzo la situazione si potrebbe stabilizzare in favore di un grande recupero di lungo periodo per tutto il resto del 2012, a dispetto delle peggiori previsioni che sono state fatte.

Rating Sony e Panasonic

 Moody’s, una delle principali agenzie di rating al mondo, ha scelto di tagliare il rating di alcuni dei più grandi big della tecnologia globale, Sony e Panasonic. Una decisione che non ha colto impreparati i principali osservatori internazionali, ben coscienti che i vertici di analisi della società stavano da tempo valutando il possibile downgrade, a causa delle deteriorate situazioni economico finanziarie delle corporate giapponesi.

E così, sulla base della formale decisione di Moody’s Investors Service, il credit rating di Sony è stato abbassato di un notch a quota Baa1, il terzo peggior rating di Moody’s per quanto concerne l’area dell’investment grades. Retrocessione di un gradino anche per Panasonic, il cui rating è ora pari a A2, il sesto miglior giudizio nella scala dei valori dell’agenzia di rating in questione.

Strategie mercato Paypal

 PayPal sembra esser decisa a lanciare la propria struttura verso nuove strategie e politiche operative di mercato. L’obiettivo della compagine, uno dei fondamentali player a livello mondiale nel sistema dei pagamenti elettronici, è quello di sottrarre quote di transazioni ai gestori delle carte di credito, avvicinando anche fuori dal web nuove fasce di consumatori verso i propri servizi e le proprie funzionalità storiche.

Per questo motivo, l’azienda di proprietà di eBay sta cercando di finalizzare l’introduzione del proprio servizio di pagamento elettronico in oltre 2 mila negozi della Home Depot, in tutto il territorio statunitense, entro la fine del mese di marzo: si tratta di un’operazione piuttosto importante poiché, come evidente, la compagnia potrebbe sensibilmente avvantaggiarsi di una migliore posizione commerciale, a discapito delle transazioni con le carte di pagamento.

La Germania preme per unire i due fondi Ue di salvataggio

 La Germania è più che mai intenzionata a combinare i due fondi di salvataggio destinati al continente europeo, la soluzione che viene ritenuta più adeguata per potenziare la lotta contro la crisi fiscale: nel dettaglio, questa “fusione” dovrebbe riguardare il fondo permanente, così da rendere ancora più efficiente quello temporaneo che ha cominciato a produrre i propri effetti a partire dallo scorso mese di luglio. L’urgenza di queste misure è divenuta ancora più alta alla luce delle difficoltà che sta incontrando la Grecia, fin troppo vicina al default. Il commissario europeo agli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn, ha ribadito che questi rinforzi finanziari sono i benvenuti.

In Italia cresce il numero delle imprese fallite

 Se c’è un modo per capire quando un paese è davvero in crisi economica, questo è sicuramente rappresentato dal fallimento delle sue imprese: e in effetti, come rilevato dal Cerved Group, le chiusure e i fallimenti di aziende nel nostro paese sono aumentati di 7,4 punti percentuali nel corso del 2011, con più di dodicimila entità coinvolte. Si tratta di un vero e proprio boom, tra l’altro si sta parlando di un record in termini numerici da quando è stata riformata la disciplina fallimentare circa cinque anni fa. Nel 2005, infatti, alle varie procedure di fallimento potevano essere ammesse anche le cosiddette “microimprese”, dunque in quell’anno fu toccato un livello davvero molto alto, ma influenzato dai testi normativi allora in vigore.

Previsioni Natural Gas 2012

 Gli investimenti in Gas Naturale sono sempre sembrati buoni agli occhi dei piccoli risparmiatori, ma questo non è più vero almeno dal 2009. Ma proviamo ad analizzare la situazione di lungo periodo; il grafico mensile in allegato mostra l’andamento del future rettificato del Natural Gas fin dal 1990 ed è facile intuire come le convinzioni legate a semplici analisi non trovano quasi mai riscontro nel mondo della finanza.

Anche se il Natural Gas è sempre usato e negli ultimi anni ci sono stati rialzi e ribassi (anche se in minor numero) l’andamento che vediamo non rispecchia assolutamente le credenze comuni sui consumi effettivi di Gas; dal 1990 al 2000 circa il prezzo è stato praticamente costante (sul future rettificato si aggira tra 6.15 e 8.30) ed anzi se vogliamo considerare un minimo di inflazione il prezzo si è anche abbassato in questo arco temporale.

Investire nel Natural Gas 2012

Piazza Affari positiva, spread sotto a 420

 Giornata positiva per i mercati finanziari; l’ultima ottava completa di Gennaio 2012 sembra voglia chiudere in positivo, così come farebbe il mensile in corso se l’andamento di queste prime ore di Lunedì 23 Gennaio verrà mantenuto fino a Martedì prossimo.

A Milano il FTSE-Mib apre esattamente dove aveva chiuso Venerdì scorso e sale immediatamente oltre la quota critica di resistenza a 15750 punti andando a segnare nuovi massimi di periodo in linea con le attese dopo il precedente close di Wall Street; benissimo il settore bancario che nel complesso guadagna oltre il 6% al momento con Banca MPS in testa alle blue-chips  che si avvicina al 10% di guadagno in poco più di tre ore di contrattazioni, seguita da Unicredit che segue a ruota l’andamento nonostante le incertezze sull’aumento di capitale.

Aumento di Capitale Unicredit

Aumento capitale Unicredit

 Anche se alla data del 27 gennaio – termine ultimo per l’esercizio dei diritti di opzione – manca ancora ben più di qualche ora, dalle parti di Unicredit trapela un sentimento di soddisfazione in merito all’esito dell’aumento di capitale cui la banca di Piazza Cordusio ha dovuto ricorrere al fine di ripatrimonializzare le proprie strutture, e rispettare così le onerose indicazioni fornite negli scorsi mesi dall’European Banking Association, l’autorità che rappresenta gli istituti bancari a livello europeo.

L’aumento di capitale, del controvalore complessivo di 7,5 miliardi di euro, sembrerebbe infatti accingersi verso un completo esaurimento. I primi commenti in tal senso si sono avuti sabato mattina, quando – cioè – la banca è entrata in possesso delle prime analisi tempestive in merito all’andamento delle vendite dei diritti di opzione, che potevano essere ceduti (in cambio di un controvalore monetario) entro le ultime ore di venerdì.

Google pubblica risultati deludenti

 Google, leader mondiale nel mercato delle ricerche online, negli scorsi giorni ha dovuto fare i conti con la pubblicazione di risultati non in linea con la maggioranza delle aspettative. Stando a quanto rivelato dalla società, infatti, la società guidata da Larry Page ha conseguito ricavi non soddisfacenti: come spiegato dallo stesso chief executive officer durante un incontro con i principali stakeholders, la motivazione è da ricondursi al calo del business europeo, con la crisi del debito che sta producendo significativi pregiudizi sulla tenuta della crescita mondiale della grande G.

I ricavi del quarto trimestre dell’anno si sono così dovuti accontentare di toccare quota 8,13 miliardi di dollari, contro gli 8,41 miliardi di dollari che Bloomberg aveva invece auspicato in chiusura d’anno. Per quanto concerne invece il livello della redditività, Larry Page ha reso noto che i profitti hanno toccato quota 9,50 dollari per azione, contro una media delle principali stime che si aggirava intorno ai 10,50 dollari per azione.

I risparmi delle liberalizzazioni secondo la Federconsumatori

 Tutte le liberalizzazioni decise dal governo Monti sono note e promettono di aumentare la concorrenza in molti settori: ma i cittadini si chiedono semplicemente quanto potranno ricavare in termini economici dal Decreto Cresci Italia. L’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori ha provato a calcolare i possibili risparmi destinati ai consumatori, cercando di capire quali sono i potenziali benefici per ogni singola famiglia. I dati sono senza dubbio incoraggianti. In effetti, le agevolazioni destinate a ogni singolo nucleo familiare ammonta a 946 euro: ovviamente, si tratta della somma che si ottiene dai vari risparmi per le varie categorie professionali che sono coinvolti da questo pacchetto di misure.