Plico in ritardo, sì al rimborso

Da oggi in ava nti, se lettere e plichi saranno consegnati in ritardo usando il servizio “Postacelere“, si avrà diritto al risarcimento. Lo ha deciso la Consulta che, in una sentenza depositata oggi, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 29 marzo 1973 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), “nella parte in cui dispone che l’Amministrazione e i concessionari del servizio telegrafico non incontrano alcuna responsabilità per il ritardato recapito delle spedizioni effettuate con il servizio postacelere”, come è spiegato nelle stesse motivazioni.

E a quanti di noi non è capitato di vedersi consegnare l’attesa lettera fuori tempo massimo? E poco importa se dentro c’era l’invito del commercialista a presentare la comunicazione dell‘Iva o un biglietto dell’amica: siamo andati ugualmente su tutte le furie. Ora possiamo chiedere e ottenere il rimborso del danno subito.

I giudici della Corte hanno scritto nella decisione, tra l’altro, che la norma contestata “determina nei confronti del gestore un ingiustificato privilegio, svincolato da qualsiasi esigenza connessa con le caratteristiche del servizio, senza dunque realizzare alcun ragionevole equilibrio tra le esigenze del gestore e quelle degli utenti del servizio, equilibrio che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il legislatore avrebbe invece dovuto realizzare, essendo venuta meno la concezione puramente amministrativa del servizio postale … Tale privilegio determina, quindi, la dedotta violazione del canone di ragionevolezza e del principio di eguaglianza garantiti dall’articolo 3 della Costituzione”.

Imprese e commercianti, nuove tasse in arrivo

 Mezzo miliardo di tasse in più grazie all’introduzione dell’Imu. Questo quanto saranno chiamati a pagare gli imprenditori italiani proprietari di negozi, uffici o capannoni, stando almeno a uno studio effettuato dalla Cgia di Mestre, l’Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre.

Con la nuova versione sul federalismo fiscale, infatti, dal 2014 Irpef e Ici spariranno mentre nascerà, al loro posto, l’Imu. Con quali risultati concreti per le casse degli imprenditori e dei commercianti?

Per dare una risposta, la Cgia di Mestre, nel suo studio ha ipotizzato un’aliquota Ici al 6,4 per mille – corrispondente alla media nazionale applicata nel nostro Paese – e un’aliquota Imu pari al 7,6 per mille, come indicato nel relativo decreto approvato dalla “bicameralina”. Ed ecco i risultati: la nuova imposta porterà maggiori uscite per i proprietari di capannoni, uffici e negozi per un totale di 542 milioni di euro. In particolare, 41,6 milioni interesseranno negozianti e bottegai, 50,8 milioni saranno a carico di liberi professionisti, 449,5 milioni riguarderanno industriali e artigiani. I dati sono stati ricavati – è bene precisarlo – considerando soltanto una parte degli immobili strumentali, quelli di proprietà delle persone non fisiche (cioè società o imprese).