Continua ad essere estremamente incerto lo scenario economico mondiale e la settimana che sta per iniziare si preannuncia segnata dallo spettro della recessione. L’approvazione del piano di salvataggio da parte della Camera dei deputati non ha infatti fugato i dubbi riguardo la capacità del sistema di riuscire a riprendersi senza ulteriori sconvolgimenti. Mancano i dettagli sulle modalità con cui verranno acquisiti gli asset “tossici” e i tassi interbancari continuano a salire, con il Libor e l’Euribor a livelli record. Senza un ritorno alla normalità del mercato del credito sarà difficile riuscire a scongiurare conseguenze sull’economia reale. Particolarmente significativo il dato sul mercato del lavoro USA che ha fatto segnare il peggior calo da 5 anni a questa parte: 159’000 unità in meno nel solo mese di settembre. Sempre più economisti pensano che il dato proveniente dal mercato del lavoro sia soltanto il primo di una serie di cifre al ribasso.
Analisi settimanale dell’indice SPMIB e introduzione alla candela Marubozu
Ancora debolezza e contrasti in questa settimana di contrattazioni sull’indice SPMIB. Il grafico weekly disegna una candela senza upper shadow: Il prezzo di Lunedì mattina non è più stato visto nei giorni successivi, del resto la debolezza era stata annunciata con l’abbandono della trend-line blu da parte delle quotazioni e la discesa era quindi annunciata. Formato un nuovo minimo di periodo sulla statica di lungo in area 25400.
Sul daily, prendiamo la giornata di Lunedì per introdurre un nuovo concetto: la candela che vediamo rossa non presenta shadow: viene chiamata Marubozu. Vediamo in breve che indicazioni può darci.
Marubozu White (candela di colore verde): in un down-trend identifica un cambiamento di trend; in un up-trend segnala una zona di ipercomprato, alla quale può seguire un rintracciamento verso il basso da vedersi come ulteriore occasione di acquisto.
Sembra inevitabile il taglio dei tassi da parte della Bank of England: la misura servirà a far fronte alla recessione inglese
I policy maker della Bank of England potrebbero tagliare il tasso di interesse di mercato la prossima settimana a livelli raggiunti solo nel 2001: la misura si è resa necessaria in quanto l’economia inglese marcia verso la recessione. Citigroup Inc., BNP Paribas SA e Royal London Asset Management hanno modificato le loro previsioni, affermando che vi sarà una riduzione di mezzo punto dall’attuale 5% entro il 9 ottobre. Anche altri isitituti creditizi, come Bank of America Co. e UBS AG hanno dovuto tagliare le previsioni per la prossima settimana di un quarto di punto.
Michael Saunders, economista di Citigroup, ha affermato che:
Abbiamo dovuto sostenere una dura crisi finanziaria, la quale è peggiorata la scorsa settimana ed ha messo in luce le difficoltà dell’economia. Il bilancio dei rischi è sceso decisamente verso il basso.
Le industrie del settore dei servizi, dalle banche agli hotel, hanno visto ridurre i loro guadagni a causa della crisi finanziaria che minaccia di “gettare” l’economia nella prima recessione dal 1991. La Bank of England, che ha fornito dei finanziamenti extra al mercato affinché gli istituti creditizi accumulassero denaro, non abbassava i tassi di interesse da aprile. L’ultima volta in cui la banca centrale del Regno Unito aveva ridotto il tasso di mezzo punto era stato nel novembre 2001, all’indomani degli attacchi terroristici negli Stati Uniti.
Il tentativo con poche speranze della Francia di Sarkozy di riunire l’Europa ad un piano comune anticrisi
Oggi I 4 grandi d’Europa, Italia, Francia, Inghilterra e Germania, si riuniscono per cercare di arrivare ad una soluzione comune ed univoca per cercare di uscire da questa difficilissima crisi finanziaria. Dopo la definitva approvazione del piano Paulson alla Camera dei rappresentanti, ora come suggerito da esperti, economisti e politici tocca all’Europa fare qualcosa per mettere al riparo il risparmio di milioni di cittadini. Fino ad ora il vecchio continente si è limitato a sporadici interventi di singoli paesi per salvare i primi istituti bancari cha hanno dovuto alzare bandiera bianca. La Bce d’altro canto con i limitati poteri a sua disposizione non ha potuto fare altro che immettere liquidità nel circuito interbancario, mossa che fino ad ora si è rivelata piuttosto inutile. Ma di un intervento comune deciso e risolutorio non se ne è nemmeno accennato. Alcune indiscrezioni parlano con insistenza di un piano Sarkozy da 300 miliardi per salvare quella decina di grandi istituti bancari a corto di liquidità, ma a quanto sembra la Germania ha subito opposto un fermo rifiuto a questa ipotesi.
Il confronto tra l’azione ENEL e l’indice SPMIB mostra una divergenza
Chi esegue operazioni di trading su azioni (siano esse italiane o estere) tiene sempre sulla propria postazione di lavoro un grafico riportante l’andamento dell’indice di riferimento dell’azione stessa. Nel caso specifico, studiando il grafico di ENEL, risulta interessante sovrapporre la stessa con l’indice SPMIB. Dal confronto si rilevano molteplici informazioni:
A partire dal 2003 arrivando fino ad Agosto 2007 entrambi i grafici hanno avuto un andamento praticamente identico: massimi e minimi quasi sempre creati in sintonia, poche differenze quindi tra i due.
Dall’Agosto 2007, fino al 12 Dicembre 2007 si nota invece una prima anomalia importante: mentre per l’indice italiano più importante iniziava una serie di massimi decrescenti (serie ancora oggi in corso fino a prova contraria) per ENEL si sono visti massimi assoluti intorno agli 8 euro per azione.
Deutsche Bank diventa il principale istituto per garanzie ipotecarie giapponesi grazie alla sua maggiore flessibilità
Deutsche Bank AG, la maggiore banca della Germania, ha superato Morgan Stanley come miglior venditrice di garanzie ipotecarie in Giappone, dopo che la società di Wall Street ha ridotto le sue operazioni a causa della crisi dei mutui subprime. La banca tedesca, che ha sede a Francoforte, ha fatto rilevare quest’anno vendite per 128,3 miliardi di yen (1,23 miliardi di dollari), che rappresentano il 61% del mercato totale. Morgan Stanley ha ridotto la sua quota di mercato di 11 punti percentuali rispetto al 40% dello scorso anno. Takenari Yamamoto, direttore della struttura finanziaria di Standard & Poor’s, ha affermato che:
Deutsche Bank, in quanto banca, può operare con maggiore flessibilità rispetto alle banche di investimento, dato che ha la possibilità di mantenere i prestiti nel suo bilancio.
Le vendite del comparto di garanzie ipotecarie è globalmente calato quest’anno a causa della loro scarsa diffusione che ha reso poco redditizio per le banche sottoscrivere nuovi prestiti e venderli successivamente agli investitori come bond. Otto delle dieci banche di investimento che hanno generato ipoteche commerciali tra il 2006 e il 2007 sono attualmente in fase di incorporazione con altre compagnie. Deutsche Bank ha venduto circa 21,9 miliardi di yen di debito sostenuto da 18 uffici, l’80% dei quali si trovano a Tokyo.
Si apre un salone dell’auto di Parigi all’insegna della sobrietà e del pessimismo
Al Salone dell’auto che si è aperto ieri a Parigi, gli operatori del settore rischiano addirittura di ritrovarsi a parlare delle loro possibilità di sopravvivenza di fronte al collasso della finanza mondiale e alla caduta delle vendite. Le notizie che arrivano da tutti i fronti sono preoccupanti, e il clima che si respira fra gli stand del salone non si può certo dire che sia improntato all’ottimismo. I vertici aziendali dei pirnciplai costruttori automobilistici, che hanno parlato fino a questo momento, hanno confermato il raggiungimento dei target, ma concordano che lo scenario è pessimo e vedono pochi segni di miglioramento. Peugeot ha rassicurato che il piano industriale non cambia, anche se “la congiuntura economica è decisamente più difficile di quella prevista”, ha detto l’amministratore delegato Christian Streiff. Volkswagen ha reiterato gli obiettivi sul 2008 ed ha detto di prevedere per il 2009 un modesto incremento dei ricavi e dei volumi.
La crisi finanziaria e le possibili conseguenze per i piccoli risparmiatori. Siamo in una botte di ferro?
In queste settimane non passa giorno che non arrivino notizie più o meno preoccupanti in merito allo stato dell’economia o in merito alla solidità di alcune banche. Ultime in ordine cronologico sono state le parole pronunciate ieri dal presidente della Banca Centrale Europea che ha sottolineato il forte rallentamento della crescita in Europa. Negli ultimi giorni inoltre abbiamo visto che non sono solo le banche americane quelle esposte al rischio fallimento. E quindi giusto domandarsi quali conseguenze potrebbe subire il sistema italiano e in ultima analisi quali sono i rischi che corre il piccolo risparmiatore. Per rispondere a questa domanda è necessario guardare l’attuale situazione da più punti di vista, divideremo quindi tra conseguenze dirette e conseguenze indirette.
Perdite della crisi finanziaria: meglio investire in oro o immobili?
La crisi iniziata nel 2007 prosegue inesorabile, bruciando i risparmi di migliaia di famiglie. Sono stati piazzati dai promotori diversi prodotti finanziari “a basso rischio” che hanno finito per mandare in rovina persone di tutto il mondo. In mezzo alla tempesta dei Mercati alcuni pensano che la crisi sia finita e mantengono le posizioni in essere aspettando la ripresa.
Poi vi è chi non ha ancora perso tutto e tenta in qualsiasi modo di uscirne limitando le perdite: il primo pensiero che raggiunge le menti di chi si ritrova il conto corrente smagrito è quello di cercare immediatamente un altro settore o prodotto a cui affidare i propri averi sperando di recuperare le perdite subite.
Comunemente si tende a pensare ad investimenti cosiddetti “sicuri” come l’oro, o l’immobiliare. Ma sono veramente delle soluzioni? Una casa non perderà mai il proprio valore? Un lingotto d’oro ci garantisce tra qualche anno un prezzo di vendita migliore?
Unicredit: livello critico nonostante il recupero, acquisti ad alto rischio
Giornata di ossigeno per gli azionisti di Unicredit: il titolo infatti recupera pienamente il disastroso ribasso del 30 Settembre mettendo a segno un 12,22% chiudendo
La Bce continua ad immettere liquidità ma il mercato interbancario rimane immobile
La liquidità resta abbondante sul mercato interbancario ma gli scambi sono paralizzati dalla crisi di fiducia, nel giorno in cui la Banca centrale europea è
In Europa è impossibile un piano Paulson, e questa crisi riporta in auge un nuovo protezionismo
Dopo l’approvazione del piano Paulson in Senato e la probabile approvazione oggi o domani del decreto anche alla camera dei deputati, il salvataggio da 700 miliardi del Tesoro Usa avrà finalmente avvio, riuscendo forse a dissipare i timori di crollo di tutto il sistema finanziario, minato ormai nelle sue fondamenta. Da più parti si chiede un intervento simile anche per l’Europa, e secondo alcune indiscrezioni la Francia starebbe lavorando proprio ad un piano del genere, da circa 300 miliardi di euro. Ma da quanto si apprende la Germania si sarebbe già duramente opposta a interventi di questa porata, preferendo interventi personalizzati e nazionali. La verità è che il vecchio continente non può fare un piano del genere per almeno tre motivi. Primo perchè non esiste come entità finanziaria sovranazionale, che dispone di un bilancio federale e che può perciò far fronte ad un intervento di tale portata.
Aumentano i prezzi dei diamanti: Harry Winston e Rio Tinto potenziano la perlustrazione del prezioso cristallo
La domanda per investimenti sicuri e la carenza di nuove significative miniere da estrazione faranno aumentare i prezzi dei diamanti, dopo che i mercati finanziari mondiali si saranno stabilizzati: è quanto affermato da Robert Gannicott, direttore generale della Harry Winston Diamond Corp. Le riserve mondiali di diamanti grezzi raggiungeranno con difficoltà la domanda attesa, dato che gli acquisti cresceranno notevolmente in Russia, Medio Oriente e soprattutto in Asia. Gannicott, intervistato a tal proposito, ha affermato che:
I prezzi dei diamanti non sono ancora apprezzati totalmente dai mercati delle materie prime. Non credo che sia stato ben compreso il gap esistente tra domanda e offerta.
Per Warren Buffett non esiste crisi: 3 miliardi per General Electric mentre Berkshire Hathaway vola
Per Warren Buffett non c’è crisi e le sue mosse delle ultime settimane fanno capire che è arrivato il momento di mettere mano al portafogli. La Berkshire Hathaway, la società di cui detiene una buona fetta del capitale, a giugno aveva 31,2 miliardi di dollari di liquidità nelle proprie casse, soldi in parte già investiti per approfittare degli ultimi ribassi dei mercati azionari. Di settimana in settimana infatti entrano nuove società nella lista di partecipazioni detenute da Berkshire Hathaway e il mercato sembra premiare l’attenta gestione degli investimenti promossa da Buffett. Niente titoli ad alto rischio, ma solo società dai solidi fondamentali. Ultime in ordine temporale Goldman Sachs e General Electric.
Ma andiamo con ordine. A marzo è stata acquistata Marmon Holdings per 4,5 miliardi di dollari; ad aprile Berkshire Hathaway ha fornito a Mars (quella degli snack) 6,5 miliardi di dollari per l’opa su Wm. Wrigley Jr (il primo produttore mondiale di gomme da masticare); a luglio invece è stato siglato un patto da 3 miliardi di dollari con Dow Chemical per l’acquisto di Rohm & Haas.