La crescita degli Exchange traded fund

In Italia il patrimonio degli Etf, Exchange traded fund, sta attraversando un momento di rapida crescita che non ha accennato a flessioni neanche durante il forte periodo di crisi finanziaria del 2008-2009.

Come guadagnare con la volatilità dei mercati

L’andamento dei prezzi di borsa non segue quello identificato dalla classica curva a campana o gaussiana, bensì è caratterizzato da una continua presenza delle cosiddette “code grasse” dove troviamo gli eventi considerati solitamente meno probabili. Nell’ultimo decennio gli investitori hanno dovuto fare i conti con diversi casi in cui i mercati sono colati a picco, anche in una singola giornata. Molti modelli di calcolo del rischio, elaborati da ingegneri finanziari e risk manager, sono falliti miseramente e hanno spesso decretato il fallimento di coloro che hanno provato a gestire il rischio utilizzando simili modelli.

Borsa Italiana 2009: è sempre boom per Etc ed Etf

Rispetto ai minimi del marzo 2009, la Borsa Italiana lo scorso anno, ed in particolare l’indice FTSE ITALIA MIB, ha messo a segno un rialzo dell’85%, mentre su base annua l’incremento, rispetto alla fine del 2008, è stato del 20%. A fronte di una buona performance, quindi, per l’azionario, Borsa Italiana S.p.A., nella review dei mercati 2009, ha inoltre messo in evidenza come lo scorso anno sia stato registrato ancora una volta un boom per gli scambi di Etc ed Etf per un controvalore pari a ben 54 miliardi di euro, con un incremento del 12,9% rispetto all’anno precedente, e con una crescita elevata, pari al 73,1%, dei contratti che si sono attestati a quota 2,5 milioni.

Investimenti: meno Bot e più Eft nei portafogli

Per il popolo dei risparmiatori che puntano su investimenti sicuri ed a basso rischio, ma con rendimenti accettabili, quello attuale non è di certo un buon momento. In scia al crollo del costo del denaro in Europa, infatti, i cari “vecchi” Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) offrono rendimenti non solo irrisori, ma addirittura sotto l’1%; in sostanza, chi punta sui BOT guadagna poco o nulla a fronte comunque della sicurezza massima, ovverosia quella offerta dallo Stato. Ma non tutti i risparmiatori sono contenti di dare allo Stato i propri soldi guadagnando su base annua una manciata di euro; ecco allora come stia sempre di più aumentando la tendenza dei risparmiatori a cercare soluzioni di investimento “alternative” date non solo dai conti correnti remunerati che offrono di norma, per un periodo promozionale, tassi decisamente più elevati dei BOT, ma anche dagli ETF.

Commodities: tornano gli acquisti a causa del dollaro debole. Due ETF su cui puntare

Tornano a salire le commodities. Era da luglio che il mercato stava rintracciando dai massimi, ma adesso sempre più operatori sembrano credere all’avvio di una nuova fase di rialzi. Ieri lo Standard & Poor’s GSCI Index per le commodities è salito dell’8,4% con rialzi record per il petrolio (+17%), platino, argento e soia (+9%). L’ indice Reuters/Jefferies CRB, basato sui prezzi di 19 materie prime (dal caffè al greggio) ha messo a segno un rialzo del 3,9%, il più alto della storia dell’indice.

Lehman Brothers, Morgan Stanley, Goldman Sachs, il settore bancario americano di fronte alla crisi: cosa sta succedendo e come investire

Questa settimana sicuramente passerà alla storia. Ci siamo svegliati lunedì con il fallimento di Lehman Brothers, mercoledì la FED ha acquisito il controllo di AIG e già entro sabato potrebbero esserci altre importanti novità. Il crollo del settore bancario a Wall Street avvenuto ieri infatti mostra con evidenza la sfiducia degli investitori nella stabilità del sistema finanziario. A guidare al ribasso il mercato sono state le ultime due banche d’affari rimaste indipendenti a New York: Morgan Stanley ha perso il 13%, Goldman Sachs ha perso l’ 8%. Nonostante entrambe le società abbiano pubblicato trimestrali sopra le attese e abbiano dimostrato che sono in grado di produrre utili (Goldman Sachs nell’ultimo trimestre ha avuto profitti per 825 milioni di dollari, Morgan Stanley 1,3 miliardi) resta la paura che nelle prossime settimane si trovino a fronteggiare crisi di liquidità. E’ per questo che sono iniziate a circolare voci di possibili fusioni con banche tradizionali, in grado di avere fonti di liquidità più solide. Le due banche d’affari continuano a negare questa possibilità difendendo il loro modello di business, ma il mercato non sembra credere alla loro capacità di continuare ad agire in modo indipendente. Si fanno sempre più insistenti i rumors su una possibile acquisizione di Morgan Stanley da parte del colosso inglese HBSC, oppure di una fusione tra la stessa Morgan Stanley e Wachovia.

ETF Short: per guadagnare anche se il mercato scende

Le ultime due giornate di contrattazioni, ma anche il generale l’andamento degli ultimi mesi, hanno evidenziato che indipendentemente dal settore, dalla capacità di generare reddito o da altri fattori, se il mercato scende, scende tutto. Oggi ci concentreremo su alcuni ETF che ci permettono di guadagnare quando il mercato scende: gli ETF short. Cosa vuol dire andare short: alcune banche consentono ai propri clienti di acquisire posizioni short sui titoli del mercato. Il meccanismo è questo: la banca presta al cliente le azioni (supponiamo 100 ENI) il quale le rivende sul mercato; alcuni giorni dopo il cliente ricompra le azioni (di nuovo le 100 ENI, ma che si saranno spostate dai valori dei giorni precedenti) e le restituisce alla banca. Il guadagno potenziale deriva dalla possibilità che il titolo scenda, se infatti dopo 5 giorni il titolo è sceso del 10% il cliente riuscirà a ricomprare le azioni da rendere alla banca pagandole meno di quello che aveva ricavato dalla precedente vendita.

Il mercato russo reagisce dai minimi: le cause della debolezza del Micex e gli ETF su cui puntare

Venerdì è stata una giornata di forte salita per il mercato azionario russo, l’indice Micex ha guadagnato il 6% riuscendo per adesso ad allontanarsi dai minimi degli ultimi due anni. Nonostante i forti rialzi il bilancio della settimana di contrattazioni resta comunque negativo, con il mercato in discesa del 7,9%. Negli ultimi tre mesi la perdita è stata di circa il 35%. I fattori alla base della debolezza del mercato russo sono molteplici: il calo del prezzo del petrolio e delle materie prime; le tensioni geopolitiche (Georgia, Polonia);  le difficoltà del settore bancario. Sono stati colpiti tutti i settori più importanti della borsa russa.

Non sembra finita la fase di recupero del dollaro, come trarre vantaggio dalla forza del biglietto verde

Per la prossima settimana negli Stati Uniti sono attesi i dati sull’inflazione, l’indice sulla fiducia dei consumatori e le vendite al dettaglio. Dopo la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione, salita al 6,1% in Agosto (ai massimi degli ultimi quattro anni) l’attenzione torna sulla variabile più importanti ai fini delle decisioni di politica monetaria: l’inflazione. Negli USA l’indice de prezzi alla produzione dovrebbe segnare un ribasso dello 0,5% rispetto al mese precedente. Un’inflazione in calo sarebbe una boccata di ossigeno per i consumi statunitensi e di conseguenza anche per la crescita. Sono attesi dati positivi anche dalle vendite al dettaglio che dovrebbero essere tornare a salire dopo il calo del mese di luglio. Intanto in Europa la BCE si trova divisa tra previsioni di rallentamento nella crescita e un’inflazione che resta alta (3,8%). Il presidente della Commissione Europea Barroso ha dichiarato che la l’organo da lui presieduto ridurrà le stime di crescita per l’area euro portandole all’ 1,7%.

L’instabilità politica penalizza i mercati della Malesia e della Thailandia

Secondo Credit Suisse i mercati azionari di Malesia e Thailandia sono da evitare. Alla base del giudizio negativo espresso dalla banca svizzera stanno le tensioni politiche all’interno dei due paesi. Preoccupa in particolare l’equilibrio tra le forze in campo in quanto rende impossibile un ritorno alla normalità entro tempi brevi. In Thailandia lo scontro tra governo e sostenitori del re sta andando avanti da giorni e si aggrava di ora in ora. Ieri lo stato di emergenza, oggi  probabilmente arriveranno scioperi capaci di immobilizzare il paese reso ormai ingovernabile. In Malesia intanto va avanti lo scontro tra governo e opposizione intorno allo stato dell’economia. Anwar Ibrahim (leader dell’opposizione) si dice in grado di far cadere il governo entro la fine di settembre.

Piazza Affari: a luglio 2008 record di scambi. Protagonisti Etf ed Etc

Nel mese di luglio 2008 a Piazza Affari e al London Stock Exchange è più che raddoppiato il valore degli scambi di Etf (Exchange Traded Fund ). Registrati, infatti, 140.452 contratti (+28% rispetto al luglio del 2007) per un controvalore pari a 8,8 miliardi di euro, con una crescita del 152% rispetto allo scorso anno. Dati record soprattutto se si pensa che si riferiscono ad un periodo in cui l’andamento delle Borse è stato contrassegnato da ribassi e vendite. La popolarità degli Etf, fondi indicizzati quotati, è dovuta alle loro peculiarità. Gli Etf, infatti, racchiudono le caratteristiche di un’azione e di un fondo, in quanto si riferiscono, come quest’ultimo, ad un paniere ampio di titoli ma allo stesso tempo sono flessibili e negoziati in tempo reale come le azioni. Tutto questo, e in particolare l’ampia diversificazione, riduce sensibilmente il rischio per gli investitori.

Perchè tutti rubano il rame? Investirvi è sicuramente meno rischioso!

Furto di rame all’ex stabilimento“, “Rubano rame dal cimitero (!!)”, “Furti di cavi di rame dal cantiere della Tav“, e ancora “Sorpresi a rubare rame in casa di riposo“. Questi sono solo alcuni degli ultimi titoli di articoli sui furti di rame. “Manco fosse oro!” verrebbe da dire. E invece è come se lo fosse!

Con l’impennata dei prezzi degli ultimi tempi il rame è diventato un investimento altamente redditizio (investire su di esso è senza dubbio meno rischioso che tentare di rubarlo!). I suoi usi si sono moltiplicati con l’evoluzione tecnologica, essendo questo metallo presente nei cellulari e negli elettrodomestici ad esempio, e la richiesta mondiale è improvvisamente cresciuta. Dal 1995 ad oggi è cresciuta del 40%. Sono sempre di più anche i fondi che puntano sul rame così come un tempo si faceva solo con l’oro.

Il prezzo del rame è attualmente di 4 dollari ma c’è chi scommette su un rialzo ancora maggiore, sostenuto in primis dalla richiesta delle industrie cinesi ed indiane: potrebbe arrivare a 8 e perfino a 10 nei prossimi anni. E sono proprio i mercati emergenti a farne lievitare la domanda: tutte le infrastrutture hanno bisogno del rame, dalle autostrade ai sistemi di conduzione elettrica.

Per investire sulle materie prime: Lyxor ETFs Commodities CRB

Per investire sulle materie prime ci sono ETf che ne seguono i sottostanti: tra questi Lyxor ETFs Commodities CRB, che offre la possibilità di puntare su ben 19 materie prime con un solo strumento finanziario. Si tratta di un fondo comune d’investimento francese che utilizza come sottostante l’indice Reuters/Jefferies CRB, il quale come detto segue 19 materie prime, raggruppate a loro volte in 7 categorie.

E’ quotato in euro e soggetto ad un ribilanciamento ogni mese. Le commodities (ed i relativi pesi) di cui è composto sono:
  • petrolio WTI 23%
  • nafta 5%
  • gas 6%
  • mais 6%
  • soia 6%
  • oro 6%
  • bestiame bovino 6%
  • argento 1%
  • succo d’arancia 1%
  • suini 1%
  • nichel 1%
  • grano 1%
  • cotone 5%
  • cacao 5%
  • caffè 5%
  • zucchero 5%
  • alluminio 6%
  • rame 6%